Il diritto di ciascuno alla vita è questione di amore (di Dio)

Parola-del-Signore-aw

Da sempre e ancora oggi, anche nelle società economicamente e culturalmente sviluppate, la violenza sulle donne è tra le violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo. Su di lei grava non soltanto la violenza sessuale e l’inaccettabile, feroce e crudele assassinio, quanto e non meno un ampio uso del potere economico-sociale, detenuto non sempre dal solo genere maschile, per tenerla in sottomissione, in povertà, nella mortificazione  e nel totale disagio vitale.

Ripeto, da sempre e ancora, e anche nei territori in cui il Verbo cristiano dovrebbe aver largamente modellato e educato le coscienze e i comportamenti umani al supremo rispetto degli altri (della vita in sé) a cominciare dai famigliari e congiunti senza escludere qualsiasi altro essere umano e/o creatura terrena.

L’invito di Gesù Cristo, da quanto ci dicono i Vangeli degli Apostoli, è ben netto e chiaro: fondamentale comandamento del vivere in pace – riconoscendo a tutti il diritto alla vita, dando a ciascuno, uomo o donna, bambino, giovane o vecchio, la possibilità di poter alimentare e sostenere la propria esistenza terrena – è: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Virtù a volte difficile da porre in atto, certo, quanto necessaria al vivere sociale. Atteggiamento e pratica di vita che, peraltro, è resa possibile dall’osservanza del “primo” dei comandamenti: “Amerai il Signore Dio tuo …”, come dire (mi permetto di parafrasare): considererai come divini, ammirevoli, benefici, insopprimibili ogni essere e ogni cosa del Creato, a cominciare dal tuo singolo essere, ma considerando l’altro come parte di te.

Sarà per questo – mi permetto di annotare – che venendo meno sempre più nelle società materialiste ed ego-edonistiche l’idea stessa di Dio, in altre parole della necessità di credere in un Essere che tutto crea e vivifica, qualsiasi comportamento, di ciascuno e di tutti, appare lecito e possibile, senza remora e senza scrupolo o timore alcuno. E’ orribile ma tant’é.

Giuseppe F. Pollutri