Le risorse della Boldrini

Italiani all'estero

Dal “Rapporto degli italiani nel mondo per il 2017” di Migrantes emergono alcuni dati che dovrebbero far riflettere i nostri governanti o, quanto meno, ascoltare chi la pensa diversamente. Il primo dato che balza agli occhi si riferisce alla nuova emigrazione degli italiani, certamente senza le valigie legate con lo spago, senza le ammucchiate lungo i binari, senza gli addii, a volte definitivi, nei porti. Oggi gli emigranti italiani espatriano con l’aereo, con le auto, con bagaglio, decente, ridotto al necessario: ma oggi, come allora vanno alla ricerca di una occasione di lavoro, di quel lavoro che in Italia non c’è e, quando lo si trova, non è garantito. Così in 10 anni circa 5 milioni di italiani (rapporto AIRE) hanno lasciato l’Italia rappresentando oggi l’8,2 % degli italiani a fronte del 2% del 2006; approfondendo l’argomento, oltre la metà dal sud, spesso partono in famiglia, preferenza Europa. Nel 2016: 124.000 di cui 39% tra 18 e 34 anni + 23,3% sul 2015; 25% tra 35 e 49 anni + 12,5 sul 2015; 9,7% tra 50 e 64 anni costituiti da italiani rimasti senza lavoro “disoccupati senza speranza”  con destinazioni Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Francia, Basile e USA. Un dato sorprendente si riferisce alle provenienze dei nuovi migranti: partono soprattutto da Lombardia (circa 23.000 partenze), Veneto (11.611), Sicilia (11.501), Lazio (11.114), Piemonte (9.022): solo il Veneto registra un dato in diminuzione con 300 persone in meno partite – 7,3%. In pratica sui circa 66.248 partenti dello schema appena proposto, a partire sono soprattutto i “settentrionali”, circa il 66% contro il 17 circa sia per Lazio che per Sicilia. A questo punto qualcuno potrebbe chiedermi conto del titolo “cosa c’entra la Boldrini”? Solo per una riflessione che spero possa essere condivisa dai lettori: “esportiamo” giovani che nella grande maggioranza dei casi sono diplomati e laureati ed “importiamo” giovani che nella stessa maggioranza dei casi non conoscono la lingua, non si integrano (perché non vogliono) non trovano lavoro e, se lo trovano questo è più che precario oltre al fatto di costituire una mano d’opera utilizzabile in tutti i campi da quello al limite della legalità con basse paghe e turni massacranti a quelli decisamente illegali, tipo spaccio, prostituzione, furti, rapine e bassa manovalanza al servizio delle mafie: se queste sono le risorse che sostituiscono i nostri emigranti …!

Elio Bitritto