Isernia. L’Amicone destrutturato

Potremmo dire, con più precisione e ampliando il titolo sopra formulato, che qui a noi si mostra il pittore Vincenzo Amicone in una sua produzione d’immagine, per usare la sua stessa definizione, … “destrutturata implosa”.

Opere queste dipinte dell’artista isernino, sempre col suo caratteristico stile figurativo, contemporaneamente a quelle che inquadrano la gente variamente impegnata nella propria vita quotidiana, in arti e mestieri o in attività ludiche e del passatempo; una poetica favolistica che mi portò anni fa a definirla, in presentazione a un suo catalogo, “la vita stupefatta in V. Amicone”.
Unitamente ad esse, l’artista ha prodotto in questi anni, nella sua originale cifra stilistica e fisiognomica, con qualità pittorica ben aderente agli originali, accattivanti rivisitazioni d’autore di numerosi dipinti degli autori fiamminghi del seicento (da J. Vermeer a P. de Hooch, a G. Metsu e altri del detto “Caravaggismo di Utrecht”), illustranti anch’essi, non a caso, scene di vita quotidiana, popolana o borghese, dell’epoca.

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I quadri che oggi qui mostro in selezione ai nostri lettori si trovano esposti dall’artista, permanentemente nei mesi di novembre e dicembre, presso l’accogliente Bar del Sole di Isernia. Guardarli, sia pure virtualmente, e magari tranne piacere visivo, sarà di particolare interesse per coloro che negli anni, nelle numerose esposizioni estive tenute a Vasto, hanno apprezzato, e magari acquistato, le opere di Amicone.Amicone destruct-00

Le immagini ‘destrutturate’ di cui parliamo mutuano inevitabilmente, come ogni artista che culturalmente e antropologicamente vive il e nel proprio tempo, stilemi e innovazioni formali che furono originalmente posti da precedenti maestri dell’arte moderna. Pensiamo a Matisse, per l’uso dei “collage” utilizzati per formare un’immagine frammentata e poi ricomposta, o a Cézanne per la sua ricerca e figurazione non più volta a cogliere l’essenza e non l’apparenza di ciò che è o consideriamo la realtà. In particolare è ben evidente nei quadri in argomento di V. Amicone l’influenza del cubismo sintetico di Pablo Picasso nel suo scomporre e mostrare le ‘figure’ strutturalmente metamorfiche da vari punti di vista. In più il nostro aggiunge a tale visione destrutturata una sorta di meccanizzazione robotica del reale. Nei suoi quadri, peraltro, non la materia appare privata di struttura coerente, sino alla frantumazione ed evanescenza ricomposta in una visione luministica d’insieme tanto cara agli “impressionisti”, quanto piuttosto gli elementi figurativi della rappresentazione, formalmente di per sé avulsi dalla realtà nota e visibile, ma che, nel loro interlacciato coniugarsi, riescono a con-figurare nuovamente, per una nuova sensorialità espressiva, il soggetto che l’artista ha immaginato e vuole mostrare.

Una destrutturazione, questa operata d’Amicone, capace di trasmettere allo spettatore, al tempo stesso, sorpresa e adesione conoscitiva. Una tecnica rappresentativa apparentemente volta alla scomposizione, in realtà finalizzata a una nuova o diversa oggettivazione. Una ricomposizione d’immagine che suscita in noi una gradevole e pronta fruizione, per la gradevolezza dell’immagine pittorica, nonché in virtù di un’elaborazione iconica ironica e giocosa. Come mostrato diffusamente dal noto e a mio avviso sin troppo culturalmente stimato statunitense Andy Warhol, l’arte dell’immagine può non essere soltanto strumento di comunicazione di ‘messaggi’ (talvolta presunti, o altre volte inaspettati e pur oggettivi, come ebbe a scrivere U. Eco in Opera Aperta), quanto produttrice di elementi giocosi e trastullanti, utili a dare leggerezza all’essere, piacevolezza e svago alla nostra vita.

Tutto questo, nella pittura dell’artista molisano, espresso e reso produttivo in termini di visione e fruibilità varia da ben articolate, apparentemente semplici e in realtà ben dosate campiture cromatiche che, come in musica, realizzano una sensazione di armonia e benessere con il vario comporsi e giustapporsi tonale degli elementi.
In fondo, notoriamente, gli “accordi”, sia sonori, sia visivi e noumenici, rendono bella e soddisfacente la vita individuale e sociale; sempre che la proposizione estetica data, come in questo caso, sia da dirsi frutto evidente di buona e capace arte.

Giuseppe F. Pollutri

Ph Noiret_da V Amicone