Rischio instabilità

voto senatoLe elezioni politiche si avvicinano e i partiti stanno affilando le loro armi. Chi vincerà alla fine? Stando ai sondaggi e alle tendenze emerse in un buon numero di tornate elettorali, il Centrodestra sembra destinato ad arrivare primo e, secondo più di un osservatore, con un buon margine di vantaggio sugli avversari.

Tuttavia, a prescindere da chi sarà il vero vincitore delle elezioni, tenuto conto dell’attuale assetto tripolare, dei rapporti di forza tra i poli e del tipo di legge elettorale con cui dovremmo votare, il problema non è tanto se ci sarà un vincitore, ma se questo avrà i numeri per governare.

E questo è un bel problema. Se non dovesse esserci una maggioranza certa, l’unica via, a meno che si voglia tornare a votare nell’arco di qualche mese, col rischio di trovarci con lo stesso risultato, sarebbe la grande coalizione, come molti prevedono. Per ‘Grande coalizione’ si intende, ovviamente, una maggioranza parlamentare imperniata sul binomio PD-FI. Un esecutivo Berlusconi-Renzi, quindi, altrimenti detto ‘Renzusconi’, che dovrebbe garantire almeno un minimo di governabilità a questo Paese.

Ma le cose andrebbero realmente così? Chi può dirlo… Renzi, allo stato attuale delle cose, sembra in grado, più che di vincere, di puntare a non far vincere le politiche a nessuno dei suoi competitors, così da potersi sedere al tavolo delle larghe intese dopo il voto. E Berlusconi? Per il redivivo Cav, la situazione è, forse, un po’ più ingarbugliata.

Ovvero: allo stato attuale il Centrodestra è in fase di ricompattamento e una riedizione del patto del Nazareno porterebbe ad incrinare il ricostituito asse con la Lega e il partito di Giorgia Meloni.

Infatti, in caso di non vittoria del trio FI-Lega-FdI, un Nazareno bis riporterebbe il Silvio nazionale al governo, senza considerare che all’interno dello schieramento ricostituitosi per sbaragliare Grillo (e Di Maio) e Renzi alle politiche c’è una evidente competizione tra il partito del Cavaliere di Arcore e la Lega di Salvini, che sarebbe messa all’angolo in caso di accordo con Renzi…

Se gli attuali rapporti di forza dovessero trovare conferma nelle urne, quindi, è evidente che sarà Berlusconi a dover prendere l’iniziativa, per i motivi appena esposti e per la nota politica di non alleanza del M5S, che, in caso di sconfitta del movimento fondato da Grillo, lo escluderebbe da qualsiasi tipo di coalizione post elettorale.

Sarà quindi un Berlusconi tornato di colpo al centro dello scenario politico a dover decidere il destino del proprio partito, e della prossima legislatura. Detto questo, e sempre supponendo che non esca una maggioranza autosufficiente dalle urne, l’eventuale governo Renzusconi che obiettivi dovrebbe porsi? E quali possibilità avrebbe di raggiungerli? Fermo restando che il futuro è incerto, si può però trarre un insegnamento dai precedenti.

Le grandi coalizioni nascono (non solo in Italia. La Germania, a riguardo, docet) quando dalle urne non esce una maggioranza certa e quindi – onde evitare nuove elezioni il cui esito potrebbe essere lo stesso – si cerca un qualche comune denominatore tra forze altrimenti alternative e/o quando si sente il bisogno di un esecutivo spalleggiato da un’ampia maggioranza capace di affrontare situazioni particolarmente problematiche, cui una singola forza politica o coalizione faticherebbe a far fronte.

Il Governo Monti, per esempio, fu appoggiato da una maggioranza politica trasversale, dovuta alla particolarità del momento: lo spread Bund-BTP aveva raggiunto quota 576 e molti ambienti finanziari davano per probabile la bancarotta, il default, dello Stato Italiano.

Di qui la necessità di un esecutivo composto di tecnici e votato alle riforme strutturali e ai provvedimenti urgenti di cui il paese aveva bisogno e che difficilmente una singola parte politica avrebbe realizzato.

Altro esecutivo scaturito dalle larghe intese è stato quello presieduto da Enrico Letta, nato in seguito al risultato delle elezioni politiche del 2013, che hanno visto una maggioranza certa, dovuta al premio, alla Camera dei deputati, ma non in Senato.

A prescindere dalle considerazioni possibili su ambedue gli esecutivi, le coalizioni su cui questi si appoggiavano non sono durate a lungo e la loro azione è stata diverse volte ostacolata dai veti incrociati delle forze politiche facenti parte della maggioranza; veti che, anziché annullarsi, come dovrebbe accadere in coalizioni di questo tipo, sono arrivati spesso a sommarsi.

Se l’anno prossimo si dovesse arrivare al Renzusconi, quanto a lungo reggerebbe l’asse FI-PD? E che tipo di politica dovremmo aspettarci da un governo simile? È molto difficile prevederlo. Come è difficile prevedere se avremo una maggioranza certa (quale che sia il colore politico, anche se in questo momento l’ipotesi Centrodestra sembra la più accreditata) in ambedue le Camere o meno.

Chiunque arriverà a governarci, speriamo sappia agire per il meglio, visto che l’Italia, di buona amministrazione, ha veramente bisogno.

Marco Sfarra