TIBERIO 1°. Spigolature icòno-biografiche di una grande Famiglia dell’antica Roma

alfa 1 alfa 2 alfa 15TIBERIO (in latino: Tiberius Claudius Nero) – Nasceva a Roma nell’anno 42 a.C. da Tiberio Claudio Nerone “senior” (già seguace di Giulio Cesare, poi di Bruto, infine di Antonio ) e da Livia Drusilla che in seguito sarà impalmata (38 a.C.) da Ottaviano Augusto. TIBERIO fu ampiamente favorito nella sua carriera politica dal fatto di essere il figliastro dell’Imperatore; questore nel 23, con molto anticipo rispetto all’età abituale, si recò nel 20 in Oriente con Augusto per recuperare le insegne che i Parti avevano tolto a Crasso a Carre ed ebbe poi il compito, egregiamente assolto, di assicurare la fedeltà dell’Armenia imponendovi come Re il filoromano Tigrane. Poco dopo sposò Vipsania Agrippina, figlia del generale Marco Vipsanio Agrippa; nel 16, come pretore, condusse una campagna in Rezia insieme al fratello Druso Maggiore, rivelandosi eccellente condottiero. Console nel 13, l’anno seguente, controvoglia e per ordine di Augusto, divorziò e sposò Giulia (figlia dell’Imperatore) rimasta vedova di Agrippa, per assicurare la tutela sull’Erede al Trono designato Gaio Cesare, che di lei era figlio. Nel 6 fu insignito della “Tribunicia Potestas”, che lo collocava al secondo posto nella gerarchia imperiale, ma, non desiderando il potere e sentendosi probabilmente poco apprezzato, preferì ritirarsi a Rodi, dove rimase dal 4 a.C. al 2 d.C. Rientrato a Roma, alla morte di Gaio Cesare (4 d.C.) fu adottato ufficialmente da Augusto (assunse in tale occasione il nome di Tiberio Giulio Cesare) insieme ad Agrippa Postumo (figlio di Agrippa), malato di mente, e fu designato Erede al Trono, con l’Imperium Consulare e la Tribunicia Potestas; dovette a sua volta adottare il nipote Germanico (figlio di Druso Maggiore). Riprese la sua attività di generale, combattendo con ottimi risultati in Germania (4-6), in Pannonia (6-9) e, dopo la disastrosa sconfitta di Publio Quintilio Varo alla selva di Teutoburgo, nuovamente in Germania. A Roma dal 12, assunse la maggior parte delle responsabilità di Governo; nel 13 fu insignito di un Imperium pari a quello di Augusto e quando questi morì (19 agosto dell’anno 14) potè succedergli senza contrasti, nonostante la perplessità del Senato dovuta alla novità della situazione; contemporaneamente, forse per ordine dello stesso Augusto morente, Agrippa Postumo venne eliminato. La lunga incertezza riguardo al suo futuro e l’infelice situazione familiare avevano sviluppato in TIBERIO un carattere chiuso e sospettoso; per questo non fu mai amato dai sudditi, nonostante la notevole intelligenza e le indubbie capacità. Intenzionato a proseguire la politica di Augusto, rispettosa delle tradizioni repubblicane, tentò un accordo con il Senato, cui tra l’altro delegò l’elezione dei magistrati, fino ad allora compito dei “comitia”; ma dovette ben presto accorgersi che la struttura monarchica aveva potuto essere conciliata con l’autonomia senatoria solo temporaneamente, grazie all’autorità personale di Augusto e soprattutto grazie alla stanchezza generale succeduta alle guerre civili. Il suo atteggiamento divenne perciò sempre più dispotico e autoritario, e in tal senso consolidò notevolmente il potere imperiale, finendo per togliere al Senato molte prerogative. A questa difficile situazione politica si aggiunsero problemi di ordina militare e contrasti familiari.

Sul fronte settentrionale TIBERIO inviò a combattere Germanico, ma la campagna (14-16) ebbe scarso successo; miglior fortuna incontrò Druso Minore (figlio dell’Imperatore e di Vipsania Agrippina), sul Danubio. Nel 17 Germanico, dopo aver celebrato il trionfo, fu inviato in Armenia, dove ottenne qualche successo (annettè fra l’altro la Cappadocia) prima di morire, forse avvelenato, nel 19; scomparso l’Erede designato, TIBERIO insignì della “Tribunicia Potestas” Druso. La situazione ai confini era sempre critica; in particolare, si ebbero gravi rivolte in Gallia (21) e in Numidia, dove Tacfarinas mantenne ilo controllo della provincia dal 17 al 24. Cresceva intanto il potere del Prefetto del Pretorio Elio Seiano, che assunse una posizione centrale soprattutto dopo la morte di Druso (23), a cui forse non fu estraneo, e che mirava a raccogliere la successione al Trono. Amareggiato e sempre più odiato dal Senato, TIBERIO delegò a Seiano la maggior parte delle funzioni di Governo e nel 26 si ritirò a Capri, permettendogli involontariamente di proseguire nei suoi piani: Agrippina , vedova di Germanico, fu esiliata; dei tre figli di questo, Druso fu imprigionato e ucciso, Nerone fu spinto al suicidio e solo il piccolo Gaio rimase in vita. Nel 31 però TIBERIO avvisato delle intenzioni di Seiano, lo denunciò per lettera al Senato, provocandone il crollo e la condanna a morte; l’Imperatore comunque non rientrò a Roma, preferendo restare a Capri e a Miseno, dove morì, fra l’ostilità generale, dopo aver adottato Gaio, detto Caligola, che gli succedette senza contrasti.

Il giudizio su TIBERIO, tramandato dagli storici antichi, in particolare Publio Cornelio Tacito (58-120 d.C.) e Gaio Svetonio Tranquillo (69-130 d.C.), è fortemente negativo; questa valutazione, che esprime il sentimento della classe senatoria, per la quale TIBERIO fu il consolidatore del Potere Imperiale Assoluto contro le tradizioni repubblicane, è stata corretta dalla critica moderna. Quest’ultima, diìfatti, si è considerevolmente avvicinata alle valutazioni dello storico “filotiberiano” Marco Velleio Patercolo (19 a.C.-31 d.C.).

 

ANNOTAZIONE /

Sotto il Regno di Tiberio 1° trascorse la Sua “parabola umana” Nostro Signore GESÙ CRISTO!

Tiberio Occhionero