Unesco, che fare?

religioni

Mi sono permesso di richiamare uno dei più importanti saggi politici di quel brav’uomo di Lenin che pone le basi “scientifiche” per la sua teoria circa l’organizzazione e la strategia del futuro potere proletario.  In questi giorni, analogamente, una organizzazione che dovrebbe essere rigorosamente apolitica, pone l’accento su un problema politico di enorme portata quale il discusso “ius soli”: accentua la sua scelta politica affiancandosi all’ANPI che ed alla presenza di due relatori chiaramente di parte per un convegno che, pur ammettendo il dibattito finale (se ci saranno i tempi) è uno spot politico pubblicitario a senso unico per porre le basi per una “rivoluzione” antropologica dell’Italia. Ovviamente nessuno nega il diritto di pensare a favore o contro questa proposta di legge: quello che non è accettabile è il ruolo che attribuisce all’Unesco di Vasto una scelta di campo incompatibile con lo statuto che recita La federazione è apartitica, aconfessionale e non ha scopo di lucro”. E che il comitato vastese sia “di parte” è dimostrato dal fatto che i “protagonisti” del convegno sono tutti dichiaratamente “di parte”; ma c’è un altro aspetto che dimostra la scelta di campo: la presenza di un mediatore culturale presumibilmente islamico e quindi, a sua volta, “di parte”. E, a questo proposito si deve fare un’altra riflessione, anzi due: la necessità della presenza di un mediatore culturale è essenzialmente un problema per gli immigrati che genericamente definirò islamici per i quali la percezione degli italiani nei loro confronti è diversa rispetto a quella che si può avere per immigrati cristiani, buddisti, indù, ecc.: quindi devo dedurre che è l’essere musulmani che desta preoccupazioni in una parte, non so quanto ampia, della popolazione italiana. L’altra riflessione, che si aggancia alla precedente, fa riferimento al  fatto che questi appuntamenti culturali riguardano una comunità che NON è la più numerosa ed una religione che non è la più professata. Mi chiedo, ma soprattutto chiedo agli organizzatori,  perché la stessa attenzione non viene riservata, per esempio, ai rumeni che sono la comunità più numerosa in Italia e forse anche a Vasto. È importante sapere che la Fondazione ISMU ha svolto un’indagine sulle professioni religiose tra gli immigrati presenti in Italia: gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2016 che professano la religione cristiana ortodossa sono i più numerosi (oltre 1,6 milioni), seguiti dai musulmani (poco più di 1,4 milioni), e dai cattolici (poco più di un milione). Passando alle appartenenze religiose minori, i buddisti stranieri sono stimati in 182.000, i cristiani evangelisti in 121.000, gli induisti in 72.000, i sikh in 17.000, i cristiano-copti sono circa 19.000. Per quanto riguarda le incidenze percentuali i musulmani sono il 2,3% della popolazione complessiva (italiana e straniera), i cristiano-ortodossi il 2,6%, i cattolici l’1,7% . Per quanto riguarda le provenienze si stima che la maggior parte dei musulmani residenti in Italia provenga dal Marocco (424.000), seguito dall’Albania (214.000), dal Bangladesh (100.000), dal Pakistan (94.000), dalla Tunisia, (94.000) e dall’Egitto (93.000). Forse un convegno meno “partigiano” sarebbe stato opportuno: a quando un convegno che metta a confronto i favorevoli ed i contrari?

Elio Bitritto