Un secolo dopo la Rivoluzione Russa

La rivoluzione russa. Un secolo dopo, l’assalto al Palazzo d’Inverno, la sua conquista, i ministri arrestati e, cinque mesi dopo, la resa della Russia e la umiliante pace di Brest-Litovsk imposta dai tedeschi a un governo formato da un pugno di rivoluzionari che proprio ai tedeschi dovevano tutto. Soldi, protezione e viaggio in treno fin oltre la frontiera.
L’Impero zarista cessa di esistere. Con la pace imposta dai tedeschi perde 56 milioni di abitanti, il 32% della popolazione. Sul piano economico è una vera e propria devastazione delle potenzialità economiche e produttive. La Russia perde 1/3 della rete ferroviaria, il 73% delle miniere di ferro, l’89% dei giacimenti carboniferi, 5000 fabbriche. Cedera’ la Bessarabia alla Romania. Restituirà all’Impero Ottomano i territori conquistati con la guerra russo turca del 1878. E dovrà pagare 6 miliardi di marchi come risarcimento delle spese di guerra. Ma il governo comunista tradisce il suo Paese nella vera e propria mutilazione territoriale imposta dai tedeschi. Mosca perde la Polonia orientale, la Lituania, la Curlandia, la Lituania e l’Estonia, la Finlandia, l’Ucraina, la Bessarabia, la Transcaucasia. Una catastrofe. La sconfitta della Germania da parte degli alleati e il trattato di Versailles non cancelleranno queste cessioni territoriali, che come nel caso dell’Ucraina diventeranno delle repubbliche indipendenti. La rivoluzione non difende l’integrità del Paese, si trasforma in uno stato terrorista, attuerà dei veri e propri genocidi con milioni di morti. Precederà il sistema concentrazionario dei lager di Hitler con i gulag di Stalin, ridurrà alla fame decine di milioni di russi, trasformerà le chiese in officine e granai, permetterà a banchieri americani di far parte del Consiglio di amministrazione della Banca Centrale.
Il comunismo sarà una ideologia criminale che in alcuni paesi come la Cambogia arriverà al punto di far assassinare a bastonate tutti quelli che portavano gli occhiali.
Era il segno, quello, di una predisposizione alla lettura e al conoscere, e quindi alla memoria.

Emiddio Novi