Lenin, il padre putativo di Hitler

LENIN  mussolini

Chissà se l’onorevole Emanuele Fiano ha capito che ieri il senatore Mario Tronti del PD (o di ciò che si nasconde dietro questa sigla) ha fatto una implicita (per alcuni esplicita) esaltazione della “Dittatura” e dei suoi simboli umani, Lenin ed Hitler. Mario Tronti è un filosofo e politico, fondatore dell’operaismo teorico degli anni sessanta e, forse complice l’età, si è lanciato in una apologia della Dittatura mascherata dietro l’aggiunta  “… del proletariato”: il suo intervento, registrato dall’Agenzia giornalistica AGI, si è basato sul ricordo della Rivoluzione d’ottobre e, dopo la doverosa premessa di non voler nascondere, tantomeno giustificare, le deviazioni, gli errori, la violenza e i veri e propri crimini commessi”, cavalca il destriero della passione: “Vorrei ricordare un evento di cui ricorre quest’anno il centenario. Il 24 ottobre, secondo il calendario giuliano, o il 7 novembre, secondo il calendario gregoriano, del 1917 esplodeva nel mondo la rivoluzione in Russia. Mi sono interrogato sull’opportunità di proporre qui, nel Senato della Repubblica, il ricordo di questa data; sono consapevole che questo può arrivare a turbare la sensibilità di alcuni e di alcune, che legittimamente possono nutrire nei confronti di quell’evento un’ostilità assoluta, ma siamo a cento anni da quella data e possiamo parlarne, come io intendo fare, con passione e nello stesso tempo con disincanto”. Non vado oltre perché non mi sembra utile ricordare una strage, una per tutte, quella dei kulaki, 20 milioni di morti, prevalentemente di fame a causa del sequestro di tutte le riserve alimentari, del divieto di coltivare i campi, del divieto di barattare qualunque loro cosa con cibo. Un Lenin antesignano di quell’accordo con i tedeschi del Kaiser, mentore inconsapevole di uno Stalin che, con l’accordo di Monaco (22.05.39) e, soprattutto, dopo (23.08.39) con il Patto tra Molotov e Von Ribbentrop (ovvero Stalin e Hitler), fu tra i fattori causali della seconda guerra mondiale (01.09.1939). Tra l’altro il buon Stalin gli portò in dote non solo il concetto di eliminazione di massa, ma anche il concetto di “uomo nuovo” e i Gulag perfezionati da Adolfo.  Ecco dunque la celebrazione di una ideologia stragista e corre subito una sorta di paragone con il fascismo: immaginate che in Senato si alzi un qualsiasi senatore (non di sinistra naturalmente) che, dopo l’identica doverosa premessa “di non voler nascondere, tantomeno giustificare, le deviazioni, gli errori, la violenza e i veri e propri crimini commessi” cavalchi lo stesso destriero della passione per lanciarsi in un appassionato e magari commovente ricordo della Marcia su Roma del 28 ottobre (quasi esattamente cinque anni dopo), di  Mussolini e del Fascismo. Un’ultima nota: il comunismo è stato condannato dalla Storia circa 30 anni fa, è ancora attuale e pericoloso, ma se ne può parlare con “disincanto”; il fascismo è stato spazzato via dalla Storia settanta anni fa, è ricordato da poche centinaia di nostalgici, ma fa paura , una paura di comodo, agli antifascisti di professione! c’è qualcosa che non va, nei comunisti!

Chissà se l’onorevole Emanuele Fiano coglie il paragone! Sarà difficile visto che è un trinariciuto!

Elio Bitritto