I referendum leghisti forse segnano una svolta

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Più di 5 milioni di votanti. I referendum leghisti in Lombardia e Veneto segnano una svolta nella vicenda politica italiana. Il 38,3% dei lombardi e il 57,2% dei veneti si sono regati alle urne domenica 22 ottobre. Oltre cinque milioni di uomini e donne che si sono mobilitati non solo per pagare meno tasse, per chiedere di trannere e utilizzare le risorse fiscali nei territori in cui vengono prodotti, per ritornare “padroni in casa nostra”. Nessuna secessione, nessuna tentazione catalana, ma radicamento, difesa del territorio, corale no al nomadismo mondialista, difesa delle tradizioni, autonomia che valorizzi le diversità. Autonomismo che è alternativa produttiva alle metropoli terziarie, che vivono di servizi, abitate da masse di sdradicati, intrise di meticciato culturale ed etnico. A Milano ha votato il 25% degli aventi diritto, il 36% in meno della provincia di Vicenza, il 20% in meno di quella di Bergamo. La metropoli cosmopolita contro la provincia che fa dell’Italia la seconda manifattura d’Europa dopo la Germania e della Lombardia il territorio più ricco e produttivo della media europea. E poi c’ è il Veneto, il territorio ferito dalla globalizzazione, che ha visto in molte aree la desertificazione produttiva e che sta uscendo dalla crisi con la capacità eccezionale di resistenza e di lavoro che che conosce e rispetta tradizioni e valori come la lingua e l’identità culturale. Lombardia e Veneto, regioni in cui persiste l’oikhophilia, l’amore per la propria casa, per la propria azienda, il rispetto per le istituzioni, la difesa delle comunità locali. Tutti valori di destra e di libertà espressi dalle due regioni più avanzate, produttive e operose del Paese. I giornali cercano di mettere zizzania tra Maroni, Zaira e Matteo Salvini. Tra il localismo dei primi due e il nazionalismo di Salvini. Politicismo. Sono in realtà tutti e tre legati dal rifiuto del mondialismo, della globalizzazione, della terziarizzazione dell’economia, del mercatismo che non difende il tessuto produttivo nazionale. La Lega, sia quella di Salvini che quella di Zaia e Maroni ha i piedi piantati sul territorio, vive immersa tra il popolo, non si è fatta sedurre dal cosmopolitismo metropolitano che rinnega identità, culture, tradizioni. I cinque milioni di italiani che domenica hanno votato sono italiani che hanno conservato l’amore per la propria terra e che avvertono l’oppressione del nuovo statalismo europeo. Cinque milioni di italiani che sono l’avanguardia del futuro.

Emiddio Novi