Vasto-Futurium. La sfida verde che piace alla finanza

    Prende avvio con questo articolo la pubblicazione di una rubrica intitolata VASTO FUTURIUM   –  IDEE E MODELLI DI SVILUPPO. Lo spazio sarà gestito dall’ing. Luigi Marisi, che inizia la collaborazione con questa testata con l’articolo che segue.

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LA  GREEN ECONOMY  . La Sfida verde che piace alla finanza .

Investire nell’Ambiente invece che sfruttarlo .

Le aziende che si occupano di energia rinnovabile, bioedilizia,mobilità elettrica,riciclo,turismo sostenibile fioriscono e sono monitorate attentamente dalle Banche che vedono aumentare le  collocazioni di capitali in tecnologie a bassa produzione di carbonio e su aziende riconvertite a tecnologie pulite.

Le sfide da affrontare per uno sviluppo sostenibile e condiviso, sono molte , come dimostrano i modelli economici che si sono affermati in questo inizio di secolo, rispondendo ad esigenze e bisogni in continua evoluzione.

Anche sul fronte del lavoro le partite sono tante ed aperte a cambiare per sempre le regole ed il modo di concepire li mercato.

Domanda ed offerta sono gestite sempre di più online su piattaforme ed app dedicate.

Il giro di affari delle applicazioni digitali può infatti arrivare a valere 6.300 miliardi di dollari entro il 2021. Un boom determinato da vari fattori, principalmente dalle app presenti e futuri sugli smartphone connessi che ci faranno fare acquisti anche in movimento.

 

        –     l’Economia Circolare

L’economia circolare deve rendere i materiali ed i prodotti utilizzabili e spendibili praticamente all’infinito, in un riutilizzo a cascata di ogni singolo componente.

Si parla di Rigenerative Design, che immagina prototipi ed oggetti che possono essere completamente riciclati .

Tutto questo sarà necessario per soddisfare e sfamare i nove miliardi di persone che popoleranno la terra entro il 2050.

Infatti sarà impossibile attingere alle risorse primarie del pianeta senza compromettere Il già precario ecosistema naturale.

Imparare a reimpiegare le risorse , come avviene in natura, ci deve portare ad un nuovo sviluppo

conseguito attraverso processi lineari, di cui le risorse naturali , in via di esaurimento, vengono estratte per produrre articoli di consumo destinati a finire nelle immondizie , di fatto ci ha allontanato dai processi circolari della natura , che è capace di utilizzare sempre tutto con estrema efficienza, senza perdere nulla per strada.

Si evidenzia sempre di più il concetto che la BLUE ECONOMY migliora la vita e ci fa crescere la produttività, per cui il futuro è ad appannaggio degli imprenditori capaci di riscoprire la circolarità dei beni e di imparare ad estrarre valore dai materiali che oggi sono considerati scarti. 

L’approccio sintetico di questa disciplina è alla base degli esempi già applicati e più riusciti di economia circolare, come la regione delle Fiandre, dove la valorizzazione degli scarti è spinta all’estremo, con meno dell’1% dei rifiuti avviati alle discariche e con circa il 70% di riusato o compostato.

Sembra tutto molto logico, ma le forze centrifughe derivanti da inerzie culturali, tecnologiche, istituzionali e di mercato, rallentano e non poco , lo sviluppo di un uso intelligente delle ns risorse naturali e ci impongono una decisa revisione dei ns modelli di sviluppo per salvare il pianeta da uno sfruttamento dissennato ed irreversibile delle materie prime cosi come già avviato nelle scuole cinesi, che hanno messo nei libri di testo dei ragazzi, le favole di Gunter  Pauli,  che al momento,  è il nuovo guru della Economia Circolare.

 

  

                                                                                                                         Luigi Marisi