Sciopero della fame

Grasso Delrio

Si autodefiniscono progressisti e tornano indietro nel paleozoico pannelliano. Parlo di una massa di cittadini, che dovrebbe esser una sorta di créme della società, vale a dire insegnanti, ministri e sottosegretari che, per dare un seguito alle avventurose ed incoscienti proposte dell’ex magistrato Grasso, immeritatamente assurto alla carica di Presidente del Senato, si dedicano al digiuno, in pratica annunciano al mondo intero il loro “sciopero della fame”. A parte il fatto che questa espressione sembra tratta da un libro di un ritardato mentale: il significato di “sciopero della fame” è quanto meno misterioso! Cosa significa, che la fame entra in sciopero? Contro chi? Lo sciopero ad oltranza significa che la fame verrà vinta? A prezzo di cosa? Della sete? O di un miglioramento delle condizioni digestive? L’ulcera o la stitichezza di questi tipi migliorerà? O si tratta di oltre ottocento emorroidici? Entrano anche loro nell’ottica del Ramadan pur non essendone degni e pur essendo estranei a qualsiasi forma di religiosità? In pratica cosa vogliono dimostrare o sollecitare? Si possono fare delle ipotesi più o meno verosimili, a partire dal fatto che la prima regola per un Piddino è quella di apparire “buono”, anzi più buono di tutti i baciapile democristiani del passato. “Ehi io ho fatto 3 giorni di sciopero della fame ed un giorno della sete”. Un altro risponde ed io ho fatto 4 giorni per la fame e 36 ore per la sete, tiè!”. L’Al Fano, dall’alto della sua vicinanza geografica e spirituale alle terre delle oasi, guarda tutti con superiorità affermando che, non solo fa lo sciopero della fame ad oltranza, ma ci aggiunge quello indeterminato della sete e in più va a servire i poveri alla Caritas. Tornado a pensieri più pratici mi chiedo a cosa serva questa manifestazione di semi infermità mentale (sono generoso): Cosa manca agli alunni di questi 800 docenti che, dando prova di estremo sprezzo del ridicolo, dichiarano che per loro sono tutti italiani: sono in una classe differenziata? Sono interrogati e fanno i compiti con l’interprete? Sono privi di assistenza medica? Sono in qualche modo discriminati? (soprattutto a quest’ultima domanda vorrei fosse data risposta … in italiano!). Credo che il rosso emblema vivente della scuola italiana dovrebbe prendere tutti questi docenti per le orecchie e chiedere cosa significa per loro essere italiani. Non so se capirebbero la domanda ma potrei suggerire alcune cosette che evidentemente non hanno ancora capito: essere italiani significa conoscerne la Storia, il Pensiero, la Cultura, la Lingua, le Tradizioni, le LEGGI ecc.: soprattutto significa condividere tutto questo. Basta nascere in Cina  per sentirsi cinesi? Basta nascere a Catania per sentirsi catanesi? E sono proprio tutti sicuri che questi ragazzi vogliano essere, diventare italiani invece che mantenere la cittadinanza d’origine? Faccio questi esempi banali nel timore di non essere capito, soprattutto dai docenti che evidentemente dell’Italia e dell’essere italiani non hanno capito niente! A meno che vogliano sapere personalmente cosa significa affamare gli italiani!

Elio Bitritto