A cosa serve “studiare” in Italia

Lettera aperta

scuola senza mestieri

Caro Direttore,

permettimi di rendere pubblico il mio piccolo ma indicativo caso di famiglia per rilevare quanto e come sia fallimentare la politica dei nostri poco amati e comunque imperanti governanti, vecchi e nuovi.
Mi permetto di esporlo alla luce d’indagini statistiche, ricorrenti e anche recenti, secondo cui più elevati livelli d’istruzione favoriscono il benessere della collettività (!) , che “il futuro di un paese è nei suoi giovani e nella capacità delle generazioni precedenti di trasmettergli il loro bagaglio positivo di conoscenze e valori”, rilevando al contempo, in confronto con gli altri paesi europei, “i nostri bassi tassi d’istruzione, la scarsa diffusione della formazione permanente e gli elevati tassi d’abbandono scolastici”.

Se tutto questo è vero e sacrosanto, poco comprendo quel che avviene nella nostra vita quotidiana. Con amarezza, dunque, qui annoto che mio figlio, al termine di un percorso di studi e istruzione durato un ventennio e più, con evidente non indifferente spesa e investimento sia da parte della collettività che della famiglia, dopo un decennio di lavori precari e sistematicamente a termine, dopo un anno e più di disoccupazione totale si è trovato a dover accettare, per vivere, per sentirsi utile a sé e alla società, di effettuare “la pulizia” dei reparti di un Centro Commerciale! Mortificante… ? Sì, certo (o perché no), ma soprattutto una demenza ‘produttiva’ e soprattutto umana e sociale.
Caso unico il mio, il nostro? Non credo, basta chiedere in giro e sapere di quanti giovani e non più tali, diplomati e laureati (… gli istruiti) si debbano adattare e persino arrendere a una realtà che ormai, in larga misura, prevede occupazioni e mansioni di pura e semplice manualità e assai poco altro.

E’ evidente, dunque – Direttore – che il nostro Paese e il suo sistema produttivo non sembrano fatti per persone “che hanno studiato”. E non, per quanto vero, siano poche le risorse pubbliche destinate alla Istruzione, ma soprattutto perché quel che si spende viene dal Sistema vanificato, buttato a mare o alle ortiche, con noncuranza e spesso con indicibile ignavia comunitaria.

Un chiaro fallimento che non già una teorica e malintesa “buona scuola” può evidentemente correggere, bensì uno Stato globalmente razionale, intelligentemente organizzato e lungimirante. Quel che il nostro, la nostra bella ma mortificata Italia, non è o non è più.

I.R.

asino e studente_labuonascuola