Quis ut … ego? Religiosamente (civilmente) una riflessione

A Vasto, il luogo del mio primo giorno di luce, del rituale e costante ritorno, è festa, religiosa e civile, nel nome del Santo Patrono, l’Arcangelo Michele. A tal proposito, cosi scrivevo in un mio Canto del mesi, pubblicato sul Lunario – Almanacco dei Vastesi, anno 2015:

Ora, in Settembre, giorni e passi enumero
a riva, su cioccole, alghe e chele di granchio.
Di riprendere il viaggio ora è tempo e il volo,
a Michele Angelo del Vasto rivolgo il saluto.
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Quest’anno, in questi giorni di perduranti espressioni d’integralismo pseudo etico da parte delle sinistre, italiane ed europee, nei confronti dei risultati elettorali ottenute o conseguibili da partiti loro avversari, e per loro progettualmente ‘nemici’, lo sguardo al simulacro di San Michele, alla sua canonica e simbolica iconografia, mi spingono a formulare la seguente osservazione. Una riflessione tutta mia, espressione del mio libero pensiero. Per essa non me ne vorrà il Santo, se rivolto a Lui la consueta preghiera di fede religiosa e di speranza per la Sua invocata protezione, individuale e civica, traggo motivo di riflessione civile, e questa sì etica in termini umanitari, dal suo imperioso ammonimento: Quis ut Deus?

Ora è cosa buona e giusta, alla luce di tale insegnamento primo ed ultimo, che non solo per i valori che riguardano lo spirito, la fede in terra e il nostro destino post-corporale, si debba pensare e credere possibile un reciproco riconoscimento nei rapporti che riguardano il vivere degli umani, in vita e su questa terra. Se è vero che sin dalle origini dei tempi dell’uomo Caino diede morte persino a suo fratello Abele, per suo egoico tornaconto, Dio Padre espresse tutta la sua esecrazione e condanna per un atto che invalidava di per sé la Creazione.

Nel tempo dell’oggi (non diversamente dal passato, di certo), esercitando il noto uso e costume dei popoli ‘conquistatori’, appare ancora valido teoricamente, ed esercitato senza alcuna remora il “Vae victis” (Guai ai vinti). E se in termini oggi moderni e democratici tale atteggiamento è, nella prassi, utilizzato civilmente per determinare una prevalenza idealmente alternativa nell’esercitare il potere nel governo dei popoli e delle nazioni, è altresì evidente che sia inaccettabile che alcun individuo e/o parte politica possa esprimersi verso l’altro da sé giudicando e condannando con l’imperante, seppur inconscio pensiero del , nel caso improprio e anzi blasfemo, “Quis ut …ego”.
Chi – pensano e dichiarano coloro che, vincitori o vinti che siano, hanno princìpi e programmi “di sinistra”- può essere degno di esistere civilmente e politicamente come noi, al di fuori di noi? Per cui, la condanna e la classica “damnatio memoriae” per “la destra”, tutta intera e senza alcuna specificazione, se non quelle storicamente negative, pare ad essi del tutto dovuta e laicamente … sacrosanta.Cesare Augusto_Michele Arcangelo

La superbia (la pericolosità) di tale convincimento è del tutto palese. Le conseguenze negative nella vita sociale e civile di un Paese democratico è nei fatti e si esercitano non solo sui contendenti politici, non meno e anzi soprattutto sulla vita quotidiana di ogni uomo e cittadino.
Il “Chi come Dio” era rivolto da Michele Arcangelo, ispiratore oltre che testimone di Fede, al superbo Lucifero; che possano ispirarsi ad esso dei semplici umani che si auto proclamino ‘angeli’ e custodi del “Vero” è con evidenza inaccettabile, sciocco e risibile.

Diamo agli Angeli (riconosciamo esclusivamente ad Essi) quel che è loro proprio e dovuto: ammaestrare, oltre che guidare, nel nome dell’Eterno. Noi siamo uomini, e peccatori, tutti.

Giuseppe F. Pollutri