Il M5S dopo Rimini

di maio - Copia

Il M5S è stato un movimento che ha fatto pensare dalla sua nascita ora ai Ciompi o ai piagnoni fiorentini, ora alla plebe romana di Cola di Rienzo, ora ai lazzari partenopei di Masaniello. È stata la reazione viscerale infarcita di parolacce di chi come Beppe Grillo non ne poteva piu’ delle malefatte dei politici inamovibili e corrotti e della casta di una democratura come è da decenni l’Italia. L’adesione in rete di tanti giovani al M5S è una forma di contestazione, rimasta per fortuna pacifica, dell’età telematica. Resta il fatto che il Movimento è stato per un decennio una forma di cesarismo qualunquista che si è rivelato carente o intollerante quando è arrivato al potere.I casi di Parma, Livorno e soprattutto Roma insegnano. Eppur il M5S è stata una presenza necessaria e positiva in Parlamento e se il sostegno verso di loro continua una o diverse ragioni ci devono essere. Sono l’espressione del rinnovamento indispensabile che i politici di professione avversano e impediscono, paralizzando cosi’ l’Italia. Incarnano una dose di idealismo spesso ondivago, ma necessario. Ora che Grillo, dopo Rimini, è diventato il ‘papà’ del Movimento, sta ai suoi elementi migliori dimostrare che possono crescere, sviluppare un programma credibile ed eventualmente costituire un’alternativa credibile di governo. I prossimi mesi saranno di un’importanza cruciale per il M5S. Luigi di Maio, il candidato a Premier, dovrà dimostrare di essere credibile senza Casaleggio e Grillo. Se ci riuscirà, merita di governare l’Italia da solo o in coalizione con la Lega, sempre di piu’ italica, di Matteo Salvini.

Filippo Salvatore