Il fascismo dell’antifascismo

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È balzata agli onori (si fa per dire) della cronaca la polemica intorno all’iniziativa di ricordare con una targa in piazza la tristissima vicenda di Giuseppina Ghersi, la tredicenne di Savona violentata e uccisa dai partigiani pochi giorni dopo la liberazione. A proporre la targa, che sarà scoperta il 30 settembre nel comune di Poli, il consigliere comunale Enrico Pollero con padre partigiano e lo stesso sindaco della cittadina. Ad essere contrari l’associazione partigiani che si è fatta sentire con un delirante comunicato nel quale si dichiara assolutamente contraria perché “Giuseppina Ghersi era una fascista”. Che dire? Una parola soltanto di commento: vergogna! L’italia rimane l’unico paese in Europa dove si continua a rimestare odio e rancore per avvenimenti risalenti al 1945 e nel quale si evita deliberatamente di rileggerli con senso critico e con spirito di pacificazione nazionale. E c’è da chiedersi ovviamente perché. La mia personale spiegazione è che la riproposizione del clima da guerra civile e di un antifascismo d’antan, ai quali peraltro la maggioranza degli italiani guarda con fastidiosa indifferenza, sia il risultato dell’incapacità da parte della cultura e della politica nazionale di guardarsi attorno e di leggere la realtà. Un modo meschino per autoconservarsi rifugiandosi dietro questi anacronistici paraventi. Lo dimostrano questo fatto di cronaca ed anche, bisto che accade in contemporanea, l’approvazione alla Camera della legge Fiano sul divieto di simbologie fasciste. Aveva ragione Pasolini quando più di trent’anni  fa affermava che in Italia impera il “fascismo dell’antifascismo”. E le cose non sono , quanto pare, affatto cambiate.

Peppino Tagliente