“Motivi umanitari” cercansi (anche per gli indigeni italiani)

permessodisoggiornoitaliano3Leggiamo in Rete: “… il richiedente … non ha precedenti di polizia (salvo numerose indentificazioni) …  ha ammesso di lavorare ma solo in nero perchè nessuno gli ha offerto un’opportunità di regolarizzarsi in questi anni, si ritiene, nel caso di specie, emergano i gravi motivi di carattere umanitario di cui all’art. 32 comma 3 del D.Lgs. 25/08…DECIDE…di trasmettere gli atti al Questore per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, ai sensi dell’art. 5, comma 6, del D.Lgs. n. 286/98″. (Questura di Bologna, 30/03/2017)

Non finiamo di doverci stupire, e poi, ovviamente, di interrogarci nella speranza di poter capire. L’ultima in ordine di tempo è quella dello status civile e o politico di chi giunto in Italia, non importa in qual modo, dopo circa due anni di accoglienza e varia assistenza e provvidenza, non è riconosciuto come “profugo”, deve essere (sentenza del giudice) espulso o rimpatriato, ma, per imprecisate e nulla affatto riscontrate o riscontrabili necessità a emigrare dal proprio paese, riceve semplicemente dalla Questura un permesso, temporaneo ma rinnovabile, “per ragioni umanitarie”. E’ il caso dell’africano che si è fatto conoscere in Italia e in Europa per aver aggredito sulla spiaggia di Rimini, assieme ad altri tre ragazzotti magrebini con propensione alla mala-vita, una coppia di fidanzati polacchi, e violentata la donna in questione, per poi farlo ancora con una prostituta incontrata poi, più in là. E’ il caso di ieri, salvo altri, del bengalese arrestato per violenza sessuale e rapina a Roma ai danni di una ragazza finlandese. Anche lui in Italia con … “permesso di soggiorno per motivi umanitari”.

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Non sto qui a dire su chi in Italia, più di altri (italiani ed etnici), stupra, violenta e delinque.  Il punto su cui vorrei focalizzare l’attenzione è la superficiale e fallimentare politica con cui i poteri istituzionali gestiscono uomini e cose nel nostro Paese, in nome dei detti “diritti civili”, a beneficio di chi profitta della benevolenza a senso unico dei ‘misericordiosi’, di chi si fa beffe dei “confini”, delle “leggi”, dei “valori” comuni e nazionali, e dei ”doveri” che valgono (o devono aver efficacia) soltanto per gli abitanti e cittadini della nazione che li ospita! Non ci deve qui interessare se l’individuo sia un migrante o se sia “di colore” o meno, ma perché tali persone si trovino a girare liberamente per l’Italia senza che di lui si sappia qualcosa o magari nulla, se non quanto strumentalmente dichiarato dagli stessi. Questo sul piano della civile e ordinata convivenza sociale e urbana. Se questo, comunque e soprattutto, è il modo di avvallare la loro garantita e in vario modo assistita permanenza sul suolo nazionale, c’è da chiedersi del perché tali proclamate e nobili “ragioni umanitarie” non possono essere invocate anche da parte di chi, seppur cittadino italiano, si consideri e anzi è da ritenersi un “profugo” della vita, della società e di uno Stato iniquo e inadempiente.

A parte le ciance pretestuose e di parte su “reddito di cittadinanza” o “d’inclusione”, un ipotetico “sussidio” che un buon cittadino non chiede e non vuole, è da interrogarsi del perché per i nostri governanti non sia sufficiente “ragione umanitaria” la necessità di alimentare la propria esistenza (quali che siano i modi, i mezzi e i datori di lavoro) mediante un’occupazione, con il “lavoro”, elemento su cui si fonda non soltanto la nostra celebrata Costituzione dei Padri, quanto e soprattutto un presente di piena e soddisfacente vita e un progetto di vita futura. A me pare lecito, dunque, di poter pensare, chiedere e magari pretendere dagli eletti nelle Istituzioni di riconoscere, equanimemente, che “uomini” e “profughi”, ovviamente da tutelare e integrare socialmente, sono da considerarsi anche molti italiani, di varia età e condizione, e non soltanto “i giovani” (… che non abbiano superato i 29 anni!).

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Insomma, se è lecito – e io ritengo doveroso affermarlo: anche … gli indigeni italiani, anche quelli che lo “ius soli” non devono riceverlo in concessione dai politici, hanno dei diritti, civili e soprattutto umanitari di cui poter e dover beneficiare!

lu Maz’marèlle