Vasto: Così.. per scherzare!

orsiniIeri sera, spinta da una mia amica, sono uscita per andare a mangiare una pizza a Vasto Marina, insieme a sua sorella e mia cognata. Ci siamo ritrovate con l’intenzione di passare una serata in allegria, cosa che sembra mancarci da diversi mesi a questa parte. Abbiamo iniziato con il degustare una buonissima pizza a metro che ci ha permesso di sbizzarrirci nell’ordinare diversi gusti che potevano sollecitare il nostro palato. Siamo rimaste per diverso tempo sedute davanti ad un tavolo apparecchiato difronte al mare che, pur nell’oscurità, ci dava quel senso di pace e di calma che la vita a volte ci toglie. Ci siamo messe in posa davanti ai flashes dei nostri cellulari anche se a dire il vero io non amo posare e… ricordate queste parole quando fra un po’ descriverò quello che è successo. Come giovani fanciulle alla scoperta di nuove sensazioni, ci siamo messe in cammino per recarci sul pontile illuminato dai lampioni che proiettavano una luce rossastra sul mare. Io ho scattato tante foto alle onde che si infrangevano sul bagnasciuga e non mi stancavo a riprendere la sequenza dei flutti spumeggianti, come se avessi avuto fra le mani una macchina fotografica professionale. Non mi rassegno a pensare che ho solo un cellulare e non di ultima generazione per giunta. Comunque dopo vari scatti di pose cancellate perché sfocate o non rispondenti al gusto di ognuno di noi ( troppo grassa, mi si vede la pancia, non mi si vedono gli occhi,non hai preso il paesaggio dietro di me, non mi si vede la mano e cose di questo genere), abbiamo deciso che era ora che facessimo due passi e ci siamo recate sul lungomare pieno di gente e di bancarelle che hanno attirato soprattutto l’attenzione di una di noi due fino a che io non ho visto dei volti di persone appesi ad un cavalletto da pittore. Ho rivolto lo sguardo all’uomo che era al telefono con qualcuno in quel momento e mi è venuta l’ispirazione di farmi realizzare un ritratto ed è a questo punto che dovete ricordare quello che ho scritto sopra e cioè che non amo posare. Ho chiesto quanto tempo ci volesse per ultimare l’opera e, dopo aver sentito la risposta, mi sono seduta perché mi è scattata la voglia di vedere la reazione delle persone che sarebbero passate. Una delle mie amiche si è posizionata alle spalle del “pittore” curiosa di vedere dall’inizio cosa sarebbe venuto fuori. All’improvviso si è creato un capannello di gente che guardava prima me e poi il foglio sul quale stava nascendo il mio viso. Notavo che tutti assentivano e mi inviavano con le mani il loro ok. La posa è durata molto di più dei dieci minuti che Ahmed Beshr, questo il nome dell’artista, mi aveva detto ci sarebbero voluti. Io di fondo sono una persona timida ma a volte mi viene quello che io chiamo “il mio raptus personale” e faccio cose che non crederei mai di poter fare.Ho continuato ad agitarmi e non restare ferma neanche difronte alle sollecitazioni di non muovermi di chi stava tentando di dipingermi. Intanto aumentavano quelli che volevano vedere e che, con un sorriso, mi guardavano ed assentivano. Finalmente “la tortura ” è terminata, Ahmed ha girato il foglio e, con un largo sorriso, mi ha detto:- Va bene?- Io ho potuto finalmente vedere la sua Anna Maria, ringiovanita di almeno venti anni, con gli occhi grandi un po’ tristi e con un sorriso appena accennato. Così mi ha visto lui ed io sono rimasta soddisfatta perché in questo momento è proprio così che mi sento. Allora dalle colonne di questo giornale voglio ringraziare Ahmed che mi leggerà e, attraverso lui, tutti gli artisti che non hanno grande visibilità ma che meriterebbero di essere conosciuti. Il loro è un lavoro difficilissimo aldilà del fatto che un volto possa assomigliare o meno a quello reale. Buona vita Ahmed e tanta fortuna a te che mi hai donato qualche minuto di serenità attraverso il tuo sorriso che ricorderò per sempre.

Anna Maria Orsini