Il grano e la semola

 grano e semola

(Frammento de
Il tempo che va e il canto che ci resta”, inedito)

Il grano e la semola

Avremo, chi l’avrà, primavera e rugiada ancora.
A dirci verranno del quando e chi
sarà “vincitore”,
del chi ancora con guanto felpato ci sottrarrà
biondo grano e semola,
quel per cui Ferdinando Leopoldo il secondo
Granduca di Toscana, nel 1776, avvertì e disse:

Non sequestrate loro codesto:
“E’ per mangiare”!
Perché diano terra arata alle sementi e frutti
raccolti poi al mercato.
                                        “Cibo è la radice”
(nel bisogno pur questa è alimento buono,
è per la vita).

“Dai campi, dagli alberi. Pasci il popolo”
in “Cantos” di Ezra Pound si legge, e poi ancora:
“L’equità può star nell’arare, e nel diserbare”
quando politici
“Privi di princìpi, divorano la plebe”.

Sin troppo a lungo la gente in villa, nel contado,
e di quelli di città una folla, hanno pagato pegno,
tassato com’è d’uso il macinato,

                                                        “… e pur l’aria” !
se si potesse,
così Antonio dei Rossetti, “incolto natural vate”,
– non l’esule fratello in London, superbo “Tirteo”
(quel del … “Giuriam, giuriam sul brando
o morte o libertà”) – autore d’un moderno j’accuse,
in suo componimento feroce
“Dies Illa”  titolato, con arguzia il potente fustigava.

………………………………………….

Giuseppe Franco Pollutri