Operazione Spectrum: condanna a morte per l’ Adriatico

IMG-20170811-WA0006 IMG-20170811-WA0007 Non è attività di ricerca, quella della Spectrum è, sulla carta, attività di registrazione sismica sottomarina (in 2 Dimensioni o 3D). Così il Tribunale amministrativo regionale (Tar Lazio) risponde al ricorso della Provincia di Teramo, di 7 Comuni della costa teramana e di 2 marchigiani in opposizione al decreto di compatibilità ambientale rilasciato dai ministri Gian Luca Galletti e Dario Franceschini, rispettivamente ministri dell’Ambiente e Beni ed attività culturali (Mibact) che dà il via libera alle prospezione della nave Seabird Northern explorer dlla società norvegese, equipaggiata di sofisticate attrezzature per sondare i fondali alla scoperta di chissà cosa da poter condividere con i nomi altisonanti della lista in cui sono segnate le più grandi compagnie petrolifere del mondo.

Un’altra gigantesca porzione di mare Adriatico italiano nelle mani dei privati (istanze del 26 gennaio 2011 per l’Adriatico: d1 BP SP di 13 mila 700 km² da Rimini a Termoli, e d1 FP SP di 16 mila 210 km² da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme, riperimetrate il 29 gennaio 2016). Nel ricorso al Tar le amministrazioni locali hanno contestato la procedura ministeriale seguita per dare il via ai sondaggi della società norvegese sottolineando che la Valutazione ambientale strategica (Vas) era la procedura, più complicata, da seguire per decidere se concedere o meno all Spectrum geo limited mezzo mare Adriatico per sondare il fondo marino alla ricerca di idrocarburi in un’area di 30 mila km². A gennaio 2014 sempre la Spectrum ebbe dalla Croazia una concessione di 35 mila km² di superfice per prospezioni in mare identiche, ma sulla costa della ex jugoslavia. In tutto sono circa 65 mila km² di mare Adriatico a disposizione della società per avere un’idea del petrolio e del gas custoditi nei fondali adriatici. Dispensa naturale che in campagna referendaria, nell’aprile 2016, fu stimata dalle associazioni ambientaliste in circa una settimana di autonomia energetica. Poca cosa rispetto al sacrificio chiesto alle coste italiane e croate e alla fauna ittica. Inoltre la Croazia ha fatto marcia indietro quando la vendita del proprio mare, a causa dei ribassi nel costo del barile e delle fonti fossili ha toccato il fondo, tramutando in svendita del mare quello che un tempo veniva annunciato come l’affare croato, tanto da rischiare un altro sondaggio della norvegese per capire a quale profondità marina sarebbe finito il Paese dell’Est. Qualche multinazionale avrebbe già acquistato dalla Spectrum la documentazione del 2014 sui dati raccolti con le ricerche, il Tar Lazio perdonerà l’uso improprio del termine, eseguite a partire da settembre 2013 sul mare croato.

Rischi per l’ambiente? Di subsidenza, erosione costiera e inquinamento parlano tutti, docenti, esperti, ambientalisti e professori, ma la ricerca di idrocarburi in mare è più grande e più veloce del passaggio dei capodogli, ad esempio. Le verifiche dei danni ambientali richiedono troppo tempo così una seria valutazione l’impatto sulla fauna di un celere e poco visibile sondaggio del fondo marino, che potrebbe dirsi proprio discreto nei fondali dell’Adriatico soprattutto a danno dei sensibili cetacei. Le attività di queste società minerebbero alla stabilità del sottosuolo e provocherebbero terremoti, ma la certezza è un miraggio in Italia, nonostante i disastri causati dai tanti, troppi terremoti. mariatrozzi77@gmai.com