A “stracannare” senza bisogno di … “stramaledire le donne, il tempo ed il governo”

Liberamente ispirata a una composizione poetica di Umberto Saba, ambientata nella zona portuale di Trieste, il genovese Fabrizio De Andrè, in un parallelo ambiente urbano e sociale, nel 1974, componeva e pubblicava, con un 45 giri e poi nell’album Canzoni,  una analoga “Citta vecchia”. In essa, con musica che ricalca quella di “Le bistrot” di Georges Brassens, di là della voglia personale del nostro cantautore di provocare (come avvenne) i “benpensanti”, si descrive con un quadretto pittorico degli angiporti, una ‘esposizione’ di vizi, da considerarsi per la gente umile e povera (questa è la tesi, non dirò la ‘morale’) come consueta e ordinaria. Nel testo, in tal senso, rilevo in particolare la seguente strofa, volta a indicare un disagio umano e sociale di cui occorre tenere conto.

cittavecchia-45g_f de andre “Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino / quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino / li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno / a stracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo”.

Parole nette e forti, da cinema neorealistico del secondo dopoguerra, o forse di ogni dopo-guerra, combattuta o nascosta e sottaciuta che sia. Espressioni che passano nella nostra mente senza sorpresa e imbarazzo giacché proposte con voce profonda e suadente e da una melodia, una ballata, da chansonnier.  Ma se pensiamo al come e quanto, in maniera plateale ed eccessiva, i nostri giovani nelle varie circostanze siano – diciamo “sono” – propensi a “stracannare” in un rito collettivo in cui “il nuovo nettare degli dei” non è il buon vino dei pasti, ma la bionda birra che solo apparentemente o da principio non dà ebrezza, mentre, unitamente all’assunzione di super acolici mascherati in bibitoni di vario genere e nome, spinge di sicuro a comportamenti di autolesionismo personale e di varia inciviltà pubblica, capiamo che in essi e in noi c’è qualcosa di malato e forse di irreparabile.

Un tempo, anche in quello giovane e detto anticonformista del De André & C., il detto “bere a larghi e ripetuti sorsi” era comunque in funzione al voler essere poi liberamente capaci di “stramaledire le donne, il tempo ed il governo”. Necessità individuale e collettiva, da parte dei socialmente emarginati, che oggi sussiste e resiste, ma che – ed è questo il punto, sta qui la mia inquietudine – da parte delle nostre recenti generazioni, sia pure in quelle relativamente ed economicamente “benestanti”, è stata come metabolizzata e banalizzata, si direbbe ‘affogata’ nell’edonismo di massa. Non si comprende per quale vera causa, se non quella dettata artificiosamente dalla produzione e dal commercio volto a lucrare sulla debolezza degli uomini, i nostri figli e nipoti, i detti “millennial”, non una ma più generazioni, dunque, bevono, bevono, “estate e inverno”, per il solo gusto di farlo; al più per “lo sballo” individuale e ‘social’, dettato come da non perdere o mancare da parte dell’industria dell’Evento. stracannare birraCiò detto, con sincera consapevolezza, non posso non citare ancora quest’altra strofa del detto testo cantautorale di De Andrè di cui occorre tener conto. In esso leggiamo:
“Se tu penserai, se giudicherai / da buon borghese / li condannerai a cinquemila anni più le spese. / Ma se capirai, se li cercherai / fino in fondo / se non sono gigli son pur sempre figli / vittime di questo mondo”.
Una riflessione (sta in essa molta della ‘filosofia’ del genovese) che deriva da una voglia sempre ricorrente nella società moderna e contemporanea di voler imporre al “borghese” delle realtà che, seppur “non nobili”, siano da prendere in considerazione e, per sottinteso e in ultima analisi, da assolvere.

oktoberfest-bierEppure, per quel che mi riguarda (e non credo in questo di essere solo), sebbene portato dalle esperienze vissute a “non giudicare” da “benpensante”, ma per riflessione e analisi, mi sto chiedendo se con tale atteggiamento ‘comprensivo’ non si faccia, ora e per l’innanzi, del danno a generazioni che senza guida, in ogni campo, non solo quello del tempo libero, crescono male-educati quanto insensatamente ‘stracannati’, di birra, di droghe o, peggio, dell’una e delle altre insieme.

Dobbiamo pensare che l’educare, da … deriso ”buon borghese” o da coscienzioso adulto, quantomeno il tentare di farlo, sia da considerarsi inopportuno e persino indebito?

Giuseppe F. Pollutri