Elena Sangro e dintorni, immagini e scritture

E Sango Mostra al P C Garibaldino Vasto

In occasione della Mostra documentale e fotografica “Elena Sangro: i mille nomi della diva del muto” – in corso sino a lunedì 31 presso il Piccolo Circolo Garibaldino” di Vasto – ideata e organizzata da Francescopaolo D’Adamo (curatrice Roberta Presenza), desidero qui offrire ai nostri lettori, a contributo sul personaggio, la mia ‘lettura’ de “Il Vate & la Diva” (Q-Edizioni 2013) di Giuseppe Tagliente.
“Un testo teatrale incentrato su un dialogo immaginario tra Gabriele D’Annunzio ed Elena Sangro, … costruito sulla corrispondenza epistolare intercorsa per circa un ventennio tra i due e sulla base di alcune pagine del  Libro segreto che alla loro storia d’amore fanno riferimento più o meno esplicito”.

D'Annunzio_poesia “Di quando e come un Vate amò appassionatamente una Diva”

“Non potremo mai sapere se D’Annunzio abbia mai amato veramente Maria Antonietta Bartoli Avveduti. Di certo della persona – di “Elena Sangro, di Vasto d’Aimone, città di grazia” – ha gioito e goduto, e a lei si è rapportato come accade e fu verso una giovane in fiore, percepita soave e luminosa musa, quanto fonte di piacere carnale, intenso e straordinario. Non a caso il Vate amava chiamarla nell’intimità Ornella (come la più giovane delle sorelle di Aligi, protagonista della “Figlia di Iorio”), e non, anagraficamente, Maria Antonietta. Questo perché sia la diva del cinema muto, come la donna, intelligente, forte e versatile, gli avrebbero imposto un rapporto relazionale diverso dal classico schema di ‘fanciulla“frutteto modulato dal mio flauto”, attratta e poi abbandonata dal suo Pigmalione.
Difficile capire realmente se la Sangro, attrice cinematografica “in carriera”, si era accostata, e a lui s’era intimamente concessa, per avere – come lei stessa scrive – “dall’immaginifico al quale tutti i cinematografari pietivano una trama, una sceneggiatura, un sottotitolo….”, o se di lui s’era subito invaghita, ravvisando in lui, ovviamente, “una persona al di fuori del comune”, “l’uomo più charmant ch’io abbia mai incontrato”!

dedic-a-Hèlène-(Sangro)w Elena Sangro – nome d’arte della fanciulla che venuta da Vasto a Roma, a soli diciannove anni, sola e priva di beni e mezzi materiali, era protagonista dello storico film Fabiola – fu nel rapporto con “il Vate”, non solo “la Piacente”, quanto coinvolgente ispiratrice di scrittura letteraria colta e preziosa: il “Carmen Votivum”, “inno alla vita, all’Eros, alla sensualità che si fa scrittura…”. Poi, invano, come apprendiamo nel suo raccontarsi in età matura, coltivò ostinatamente e con intima sofferenza la speranza di poter essere assidua compagna di vita di D’Annunzio; ciò che l’uomo d’azione civile e bellica, e il letterato di successo, non poteva concederle e mai le permise. A lungo, ferita nell’orgoglio, Elena continuò a chiedersi, senza risposta, …”se Ariel abbia giocato con me, rapito dal Triangolo e dal mio Circolo, cioè dalle mie più intime grazie”. Accettando, peraltro, l’annotazione consolatoria di un amico, fu consapevole di poter restare ricordata nel tempo anche quando fosse stata dimenticata quale Diva (poi cantante e regista), in virtù del suo rapporto con il Vate: quale “fiore della Sua terra”, capace di accendere nell’eroe nazionale e nel poeta di valore, un turbinio intenso e totale dei sensi, un’ispirazione metrica immaginifica e incancellabile.

La Recita messa in scena da G. Tagliente, sulla base di un’approfondita lettura del carteggio intercorso tra “il vate e la diva”, appare semplice nella sua articolazione a tre voci (la Sangro in età matura, la stessa in età giovanile e Gabriele D’annunzio), ma volutamente intrecciata o incastonata in riferimenti e rimandi, immagini e sonorità, appropriate e coinvolgenti. La forma dialogica usata ricorda quella narrativa di “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese, in cui, attraverso l’incontro di due personaggi del Mito greco-romano, si confrontano dei o semplici mortali, per dire di sé e, di riflesso, per analizzare e svelare la propria esistenza, vita e destino. In questa ‘pièce’ teatrale, nuova o insolita, il dialogo, apparentemente intercorrente tra la Sangro e D’Annunzio, si sviluppa in realtà tra Elena fanciulla, innamorata, entusiasta e “piacente”, e la stessa Elena matura che realisticamente comprende e accetta “lo sfiorire delle rose”, nel fare anticamera prima di poter ancora accedere al Vittoriale, consapevole che …”non c’era posto per una donna soltanto, nella vita e nel letto di Gabriele D’Annunzio”. Il Vate (l’Ariel del gioco d’amore, sensuale e letterario), pur presente dialogicamente, manifesta in maniera contrappuntistica un suo personale e come appartato afflato, sensuale e artistico, scaturito dall’incontro con la sua vagheggiata Ornella, etnicamente e altrimenti chiamata “Elena del Fiume”.

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Strutturalmente la rappresentazione-recita scritta da Giuseppe tagliente pare voglia ricalcare – pur in mancanza di un’azione scenica – l’idea del “Wort-Ton-Drama”, (in tedesco: “parola, suono, dramma”) vagheggiato come “opera d’arte totale” da R. Wagner già nella seconda metà dell’ottocento: quel che sarà la capacità di suggestione della nuova e “settima arte”, ovvero il Cinematografo. Accompagneranno infatti le parole degli attori-protagonisti musiche di fondo, appropriate e storicamente evocative. Risuoneranno in sala, da pianoforte, musiche da cinema muto; scorreranno su uno schermo immagini tratte da documentari e films d’epoca, delle copertine delle opere dannunziane e dei dipinti dei coevi artisti, i futuristi Balla e Boccioni…

Appuntamento a tutti, da spettatori, alla Prima che andrà in scena, stasera, al Teatro Rossetti di Vasto.”

Giuseppe F. Pollutri

  • “Il Vate e la Diva”, riduzione scenica di Giuseppe Tagliente del carteggio privato di Elena Sangro e Gabriele D’Annunzio è stato rappresentata, con successo di pubblico e ampio consenso della critica, il 17 gennaio 2014

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