VASTO Aggressività e aggressioni.

psycologyDipendenti comunali malmenati, il sintomo di un malessere sociale? E’ notizia recente quella di un brutale pestaggio ai danni di un dipendente comunale. La violenza è sempre espressione di malcontento e ira e alla base di un’azione lesiva va sempre valutato l’elemento scatenante e la personalità dell’aggressore. In realtà in psicologia l’aggressività non è affatto un elemento negativo, è una normale dimensione della psiche che fa parte di tutti gli esseri umani e che, se direzionata, gestita e canalizzata per fini positivi può addirittura essere adattiva. L’aggressività e la violenza non sono affatto la stessa cosa, la violenza è un’aggressività mal gestita e molto spesso quando ci si trova davanti ad atti di violenza il colpevole è un individuo cresciuto senza i dovuti insegnamenti alla tolleranza, al dialogo e all’empatia. La violenza, che sia fisica, verbale o psicologica, assistita o subita nell’infanzia, predispone non solo ad un’accettazione della violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti ma predispone anche ad un uso distruttivo dell’aggressività. La rabbia è l’espressione di una frustrazione e della mancata soddisfazione di un bisogno, e se non si è appreso un modo costruttivo di gestione dell’ira, essa può diventare pericolosa. Nell’attuale società la mancata soddisfazione di un bisogno rappresenta una costante e la tolleranza a questa eventualità si è notevolmente ridotta nel corso degli anni. Una possibile spiegazione a ciò è un’educazione familiare che predispone all’ottenimento di tutto o forse semplicemente è diventato più comune indignarsi di fronte ad atti ritenuti ingiusti. Perché oltre alla semplice rabbia di recente si sta facendo strada una cosiddetta collera etica, che si accende e si manifesta di fronte alle ingiustizie, siano esse reali o solo immaginate. Eccessi di violenza vanno puniti e repressi ma vanno anche compresi  e analizzati dando modo all’individuo di riabilitarsi e apprendere nuove strategie di comportamento, perché non tutti hanno avuto nella vita la fortuna di essere educati ai sentimenti e alla loro gestione, e non è mai troppo tardi per imparare a vivere usando modi più adattivi. E’  complesso comprendere come in un individuo si siano articolate le dinamiche psicologiche ma chiarire i suoi bisogni psicologici,  le sue esperienze emotive e relazionali può essere il punto di partenza per trovare nuove strade e nuovi modi per gestire la rabbia e diminuirne l’intensità. La giustizia dovrebbe sì punire, ma anche fornire adeguati strumenti utili al cambiamento, perché se è vero che la punizione può modificare atteggiamenti è anche vero che una punizione senza rieducazione è solo una mera vendetta. Siamo tutti esseri umani e per quanto a volte ci possiamo ritenere equilibrati, perfettamente educati e psicologicamente sani può capitare a chiunque di essere preda dei propri istinti e sentimenti, e per quanto sia difficile ammetterlo non sempre è facile prendersi cura di se stessi e chiedere aiuto. Per cui, assolutamente sì alla certezza della pena per chi si macchia di atti criminali, ma anche sì alla possibilità di essere aiutati, per il suo bene e per quello dell’intera comunità che un giorno lo conterrà nuovamente. In conclusione, la conoscenza dei nostri meccanismi di funzionamento psichici e di quelli altrui ci può aiutare a prevenire situazioni di pericolo e oltre ad un lavoro psicologico che risulta necessario in contesti di riabilitazione è giusto chiedere un supporto emotivo e psicologico quando se ne sente il bisogno in modo da capire come gestire in modo sano i propri sentimenti.

Dott.ssa Adelaide La Verghetta

Per approfondimenti: A. Oliverio Ferraris Piccoli bulli crescono. BUR 2007