Immigrazione si, ma non invasione

Immigrazione invasione

Sul problema dell’approdo quotidiano sulle coste italiane di migliaia di persone in provenienza dall’Africa, su zattere, barconi, gommoni e navi delle più disparate provenienze,
tutti discutono nel Belpaese. Ma ne discutono, politici ed esperti vari inclusi, in un modo che mi lascia allibito: usano il termine “immigrazione” in un senso ambiguo, opportunistico, ingannevole, falso. Il quesito che viene posto, sulla stampa e in tv, è: “Siete favorevoli o contrari all’immigrazione?” La risposta – siamo o non siamo italiani? – avviene in base all’ideologia di ciascuno. I
“buonisti- mondialisti” – e il buonismo-mondialismo della sinistra è incontestabile – sono tutti favorevoli all’immigrazione. Quelli di destra – i cattivoni – sono invece contrari.
Dirò subito: io sono favorevole all’immigrazione, ma non ad un’immigrazione intesa nella maniera in cui essa è concepita oggi in Italia, patria di un trionfante abusivismo in tutti i campi.
Per meglio spiegarmi ricorrerò ad un’analogia: io sono favorevole all’edilizia, ma inorridisco di fronte all’abusivismo edile; sono favorevole alla libertà degli esseri umani, ma non
all’evasione di un pluriomicida. Occorrerebbe, quindi, precisare i termini anche in materia di “immigrazione”. Ma nessuno lo fa in Italia. Non lo ha fatto neppure il Primo Ministro italiano,
Gentiloni, che nel corso di una sua recente visita ad Ottawa ha proclamato: “Dobbiamo prendere esempio dal Canada!”, intendendo dire che l’Italia deve essere ancora più disponibile di
quanto sia stata fnora nei confronti dei “migranti”. Ma, un momento: “Immigration…” e tutti i termini connessi hanno, in Canada, sia in francese che in inglese, una connotazione, umana
e giuridica, assai lontana dall’idea di caos, di mancanza di regole e di assenza di controlli sull’identità dell’aspirante “immigrato”. La parola “immigration” evoca in Canada regole, controlli, patti chiari, dichiarazioni sincere da parte del candidato, e possibilità di revoca del privilegio nel caso in cui quest’ultimo abbia mentito al funzionario preposto agli accertamenti.
Rimango esterrefatto nel vedere che in Italia, questa drammatica emergenza, questa inondazione senza regole, questa eliminazione delle frontiere e delle norme del diritto nazionale
e internazionale sono presentate come un normale, anche se un pò movimentato, processo di “immigrazione”.
Alla base del caos italiano vi è, appunto, il grave abuso linguistico connesso alla parola “immigrazione”. Chiamiamo, dunque, le cose con il loro nome, smettendola di usare le parole
a vanvera. Torno a ripetere: io sono favorevole all’immigrazione, visto che in Italia nessuno fa più figli e che dall’Italia molti giovani emigrano alla ricerca di lidi più favorevoli. Ma sono
favorevole ad un’immigrazione che avvenga nell’ordine e nella legalità, mentre sono contro l’attuale invasione ininterrotta di falsi profughi e di migranti non identifcabili che giungono in
Italia con l’aiuto delle varie mafie e di un buonismo degenere da parte dei razzisti antitaliani – in Italia sono legioni – che auspicano in cuor loro lo smantellamento della nostra identità storica.

Claudio Antonelli