Avvistati eroi nel vastese

psycologyLa costa Vastese ci ha riservato qualche spavento in questo ultimo finesettimana ventoso, ma “il mare non ha paese..ed è di tutti quelli che lo sanno ascoltare”, così Giovanni Verga spiegava l’immensità e l’indomabilità di tale bellezza. Il mare mosso, le onde schiumose che si abbattono sulla riva, il rumore dell’acqua sugli scogli ammaliano, seducono e conquistano, ed è questo scenario romantico e affascinante che può trarre in errore e far pensare che possa non essere pericoloso. La mente umana è spesso guidata da istinti e quello che ci tiene in vita più di altri è l’istinto di sopravvivenza, se ascoltato a dovere, insieme a tutti gli insegnamenti tramandatici da genitori, educatori e cultura popolare tale istinto funziona, e ha la forza di tenerci lontano da circostanze potenzialmente fatali. Spesso però le situazioni di pericolo vengono sottovalutate e quello che emerge è il bisogno di un atto eroico. Situazioni straordinarie richiedono azioni singolari, e non tutti siamo capaci di tali gesti. In questi giorni abbiamo applaudito il coraggio e l’intraprendenza di persone “comuni” che hanno agito eroicamente portando in salvo altre persone. Ma perché alcuni sono più portati di altri ad agire in modo eroico? L’eroe è colui che subordina il proprio benessere a quello altrui, è colui che mette in pericolo la propria vita per quella degli altri, è colui che guarda al bene collettivo con un maggior interessamento rispetto ad altri. Sembrerebbe che l’eroe abbia meno istinto di autoconservazione e un maggior senso di protezione nei confronti dei più deboli. L’altruismo è quindi sicuramente un valore da attribuirgli. C’è poi la capacità di resistere alla paura, gli eroi non sono sciocchi senza paura, sono solo più bravi a tollerarla e a resistere all’istinto di fuga. I soccorritori spesso dimostrano maggiore capacità di comprendere una situazione rischiosa e intervengono per risolverla. Risultano essere immuni al cosiddetto “effetto spettatore” studiato dai famosi Darley e Latenè, per cui quando si assiste ad eventi ambigui e potenzialmente pericolosi in gruppo avviene una diffusione di responsabilità, una paralisi all’azione e quindi una sorta di ignoranza pluralistica. Proprio a causa di questo effetto, spesso, si notano carenze di soccorsi persino in situazioni di palese difficoltà. La psicologia sociale ha ampiamente trattato questo argomento che ci spiega l’inazione, ancora poco studiato è l’inverso, ovvero la psicologia dell’eroismo. Bocchiaro afferma l’esistenza di una minoranza che possiede un maggior senso di giustizia, empatia e pensiero critico. Questi ultimi sono i candidati ad essere futuri salvatori e soccorritori, i cosiddetti eroi moderni. L’effetto empatico suscitato da una vittima costituisce la motivazione primaria che spinge all’azione ed è quindi l’empatia l’ingrediente segreto per avere un mondo più sicuro. Ovviamente ci sono molte altre variabili che la psicologia sta cercando di spiegare. Per il momento consiglio a tutti di accrescere la propria empatia, potenziarla e insegnarla, con piccoli gesti quotidiani di altruismo possiamo tutti essere eroi moderni, perché compiere del bene è esso stesso un gesto che dona benessere personale. Si tratta di un circolo vizioso di benessere, ed è il meglio che si possa desiderare per se stessi, per la propria comunità e per l’umanità intera. In conclusione, ringraziamo le persone che si prodigano per gli altri, che rischiano la loro vita e che ci danno motivo di credere nella bontà umana cercando di imparare da loro l’arte di aiutare il prossimo.

Dott.ssa Adelaide La Verghetta

Per approfondimenti: Martin Hoffman, Empatia e sviluppo morale, il Mulino Saggi

Latenè e Darley, The unresponsive bystander: Why doesn’t he help?