Vasto. Consiglio Comunale: Bilancio e Piano Spiaggia un tanto al chilo

consiglio-aula-2e19Come si può riassumere il Consiglio comunale di venerdì scorso considerati i tantissimi, e importantissimi, punti all’ordine del giorno?
Cominciando dalla fine e cioè cominciando col dire che un Consiglio comunale in cui si dovrebbe discutere del bilancio, del Piano spiaggia, del regolamento per l’erogazione di sussidi per le persone e le famiglie indigenti e di una dozzina di mozioni e interpellanze, non può in realtà consentire alcuna seria discussione.
Ma si sa, la guerra è guerra e all’attuale maggioranza poco importa della serietà della discussione, l’importante è mettere a punto ogni forma di guerriglia utile a sfiancare il nemico (così è considerata, ahimè, la minoranza).
Entrando nel merito e partendo dall’approvazione (da parte loro) del rendiconto di gestione 2016 (il bilancio) è presto detto.
Unione per Vasto si è tolta la (definitiva) soddisfazione di veder acclarata la Verità: ad onta di quanto sostenuto dal Presidente Forte in occasione della seduta consigliare dello scorso anno, in cui di discuteva dello stesso tema, è emerso ormai deifinitivamente, infatti, che noi di Unione non siamo terroristi (i terroristi sono altri e sono altrove).
Di tanto eravamo stati accusati in quella precedente occasione allorquando avevamo “denunciato” pubblicamente giochi e giochetti del bilancio di un anno fa; oggi, il tempo, che è galantuomo, a differenza di quel signore, ci rende giustizia: il bilancio di quest’anno è stato “epurato” – il termine non è casuale – di tutte le nefandezze allora denunciate.
Dunque, se il coraggioso grido di un anno fa è servito anche solo ad ottenere un risultato di pulizia del bilancio odierno, me ne compiaccio, ma non per me, che per quel grido in consiglio comunale avevo meritato, dal suddetto signore, l’appellativo di “terrorista”, me ne compiaccio per tutti noi e per la nostra città.
Politicamente parlando, poi, il bilancio è un disastro.
Il consuntivo che la maggioranza ha approvato registra, con la fredda evidenza dei numeri, un catastrofico primo anno di amministrazione della nostra povera Città.
Povera in tutti i sensi: povera nelle casse comunali, povera nelle poche e ben confuse idee dell’attuale amministrazione cittadina.
I numeri fanno registrare, infatti, una drastica riduzione del patrimonio netto del Comune, una riduzione della metà delle entrate incassate rispetto a quelle stimate, un pauroso incremento di crediti non recuperati, un conto economico che chiude in negativo – peggiorando anche i dati dell’anno precedente – e che evidenzia come qualcosa non vada nella gestione.
Tra le note più dolenti, non potendo citarle tutte, voglio ricordare la riduzione degli impegni economici destinati ai trasporti – ecco svelato il mistero degli autobus che passano sempre più di rado o che non passano affatto! – e la riduzione degli impegni economici relativi all’ordine pubblico e alla sicurezza, che, considerati i noti fatti di cronaca, non necessita di ulteriori commenti.
Dunque, non “il” bilancio ma “un” bilancio, non un documento economico che possa dare conto di un primo anno di amministrazione lanciato verso il miglioramento della Città, teso a compiere ogni sforzo per superare lo scenario in cui la precedente amministrazione ci aveva cacciati, ma, più modestamente, “un” bilancio, uno qualsiasi, nel quale se – finalmente! – troviamo numeri corretti non troviamo, purtroppo, idee, attività, azioni, progetti, messi in campo per Vasto in questo anno appena trascorso. E veniamo al Piano Spiaggia che, come tutti ormai sanno, l’amministrazione Lapenna ha serbato in grembo per ben due lustri.
Tanto basterebbe a comprendere il genere di “mostro” approvato (dalla maggioranza): un Piano che nasce già vecchio rispetto alle moderne esigenze turistico-ricettive della città.
Un Piano che, considerata l’epoca della sua formazione, non tiene conto delle norme introdotte, appena due anni fa, dal Piano Regionale e che, anzi, per alcuni aspetti, risulta contrario a quest’ultimo (già si parla, in proposito, di ulteriori ricorsi che appesantiranno di altri costi le casse comunali).
Un Piano per il quale già in sede di discussione si è candidamente riconosciuta la necessità di varare una variante, con tutte le problematiche che ne scaturiranno in merito ai tempi lunghissimi della procedura e alle incertezze della situazione.
Un Piano che porta con sé il gene dell’ideologia fallace, anacronistica e di (estrema) sinistra secondo la quale preservare l’ambiente significa impedire ogni iniziativa imprenditoriale utile e possibile per il rilancio turistico della città.
Un Piano, infine, approvato in fretta e furia per evitare la “valanga” di ricorsi amministrativi che si sarebbe altrimenti abbattuta sul Comune.
Dunque, non “il” (tanto agognato) Piano spiaggia ma “un” piano, uno qualsiasi, un tanto al chilo …

Alessandra Cappa