Da Angelo D’Ugo, in Polinesia: la barca, il mare, le isole… e la voglia del ‘ritorno’

A D'Ugo in navigazione-NereidContinua la navigazione di Angelo D’Ugo, per ora fra le isole della Polinesia francese.
A bordo della nuova imbarcazione, Nereid (ricordiamo: un Beneteau modello Oceanis Clipper 473, Lung.f.t. 14,30 m, larghezza 4,31 m), prima di volgere  la prua verso l’Australia, sta perlustrando con il nuovo equipaggio quella sorta di paradiso terrestre nel quale è approdato, con l’altra barca (Jipcho) il 24 maggio.
Con circa quattro giorni di navigazione, ha raggiunto Rangiroa, atollo delle isole Tuamotu , a 600 miglia sud-ovest dalle Marchesi . Qui ha trascorro, come lui ci fa sapere, “alcuni giorni sereni e spensierati “. E da lì, profittando della connessione trovata in qualche bar o locale pubblico di terra, ci ha inviato la seguente descrizione del suo temporaneo e meraviglioso habitat.

18871549_10212988298560168_1708481863_n“L’arcipelago delle Tuamotu  è costituito da un gruppo di isole e atolli della Polinesia Francese. Formano la più grande catena di atolli nel mondo, occupando un’area dell’Oceano Pacifico pari all’Europa Occidentale. L’economia dell’isola è prevalentemente basata sull’agricoltura di sussistenza. Le fonti alternative più importanti di guadagni sono la coltivazione delle perle nere e la produzione di copra. I guadagni portati dal turismo sono scarsi.
Il clima è tropicale caldo, senza grandi variazioni termiche tra le stagioni. La temperatura media annuale è intorno ai 26 °C. Le fonti d’acqua come laghi e fiumi sono assenti, lasciando nei bacini di pioggia l’unica fonte di acqua dolce.
Tutte le isole sono “isole basse” coralline. Rangiroa è il più grande atollo delle Tuamotu, e uno dei più grandi del mondo. L’atollo è costituito da circa 250 isole e isolotti che si estendono su una superficie totale di circa 79 km². Si contano circa 100 passaggi, chiamati hoa, tra la laguna interna e l’oceano. La laguna si estende su circa 1600 km². L’atollo ospita circa 300 abitanti.”

“A Rangiroa ho avuto modo di apprezzare la cordialità e l’ospitalità della sua gente. Capisco la scelta fatta dal grande navigatore Moitesser di fuggire dalla civiltà, rifugiandosi in questi meravigliosi luoghi. Tahoe, polinesiano doc, si è mostrato estremamente ospitale arrampicandosi sull’albero e donandomi delle noci di cocco. Con la morte nel cuore riprendo la strada del mare, ma con la speranza, la certezza, di ritornare.”

Quello del “ritorno” (“ νόστος -nòstos, in greco) è il tema su cui l’aedo Omero ha costruito l’epos di Odisseo), è il nodo focale, talvolta il rebus, per molti uomini, che partono per una loro esigenza o necessità, materiale o soltanto psichica e sentimentale, ma che nell’altrove, sebbene assai desiderato, poi raggiunto e ottenuto, non possono fare a meno di sentirsi manchevoli di ciò e soprattutto di chi si è lasciato, e a cui bisognerà prima o poi far … ritorno.
“Tante volte – mi ha confessato Angelo con messenger , laddove gli dicevo della mia soddisfazione di  essere tornato per l’estate a Vasto, a godermi la sua aria e, dalla riva, il suo domestico ma altrettanto sognante orizzonte, di mare e di terra –  … cerchiamo lontano e non ci accorgiamo di averlo sotto gli occhi.” Una affermazione questa che mi ha espresso nei giorni in cui il nostro, …eroe di mare e navigazione oceanica, parimenti scriveva (lo traggo dalla sua pagina social), dedicando alla sua sposa lontana, quanto segue;

D'Ugo in barca
“12 Giugno 1997 – 12 Giugno 2017. DAI POLI ALL’EQUATORE, 20 ANNI D’AMORE.  (…)
In barca si ha tanto tempo, tanto tempo per pensare, tanto tempo per pensare a come festeggiare un amore. Oggi, amore mio, non c’è un posto sulla Terra dove io possa andare per stare più lontano da te, eppure non mi sono mai sentito e non ti ho mai sentita più vicino.”


Lasciato l’arcipelago  e Rangirosa, sempre  “inseguendo il  tramonto” come ama annotare , dopo ancora 200 miglia di tranquilla navigazione, l’equipaggio della Nereid ha gettato l’ancora nella baia di Papeete, nell’isola di Tahiti. “In programma – ci comunica Angelo – qualche giorno di sosta per fare turismo e i necessari, piccoli ma sempre importanti controlli, all’imbarcazione e alla strumentazione di bordo. Poi di nuovo si salpa e si va avanti. Comprensibili nostalgie a parte, il titolo di questa mia avventura, visto che sono circondato da inglesi, è : – I give up! Never (Io mi arrendo! Mai)”.

In tutto questo circumnavigare al centro dell’oceano Pacifico, D’Ugo ci ha inviato – via, via che ne ha avuto la possibilità tecnica – una serie di stupende foto documentarie, che qui appresso, almeno in parte, giro in visione ai nostri lettori, con la solita funzionale slideshow gallery.

Giuseppe F. Pollutri

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