Angelo D’Ugo, dalle Marchesi all’Australia con … le Nereidi

D'Ugo_Marchesi_Nuku Hiva Sbarcato alle Marchesi, il nostro medico navigatore Angelo D’Ugo ci fa sapere di essere già tornato in mare. Ma prima di proseguire nel suo vagheggiato progetto, e ora in via di realizzazione, di attraversare l’oceano Pacifico dal Centro America (Panama) alle terre dell’emisfero australe (Nuova Zelanda – Australia), ha deciso, unendo al suo spirito di avventura una viva curiosità umanistico-scientifica per l’ambiente e le creature del nostro pianeta, di esplorare per quanto possibile il fantastico mondo in cui è approdato nei giorni scorsi.

Per fare questo, sia pure con qualche sconcerto – ci dice D’Ugo in uno dei suoi ultimi messaggi – ha dovuto cercarsi un nuovo imbarco, giacché l’armatore e skipper di Jipco, l’imbarcazione dell’israelo-statunitense con cui è giunto alle Marchesi, ha deciso di prolungare fino a tempo indeterminato la sua permanenza sul posto, rinunciando con questo al programmato approdo finale in New Zeland. “In lui – ha commentato Angelo con un’espressiva espressione inglese – … more homesick then seasick , ovvero, è subentrato  “più mal di casa che mal di mare”. L’opportunità di andare avanti l’ha presto trovata su un’altra imbarcazione alla fonda sul posto. Il suo nome è “Nereid”, un Beneteau Oceanis 47.3 di m 14,30 di lunghezza e m 4,31 di larghezza, dalle linee eleganti, adatta per prestazioni nautiche anche per lunghe crociere. L’equipaggio a cui si unisce D’Ugo è costituito dal proprietario (David), un ingegnere minerario australiano in pensione, e da un ragazzo di 24 anni, universitario polacco, di nome Rafa.

Equipaggio Nereid
“Tra un paio di giorni, – ci informava con messenger il nostro skipper-esploratore – completata la cambusa e il rifornimento di acqua e carburante, faremo rotta verso le isole Tuamotu, un vasto gruppo di isole e atolli della Polinesia Francese, a circa 600 miglia sud-ovest dalle Marchesi, che speriamo di raggiungere dopo quattro giorni di navigazione. Da quelle parti ci tratterremo alcuni giorni e poi andremo a Tahiti, probabilmente navigheremo verso le Cook, Samoa, Fiji … e infine indirizzeremo la prua dell’imbarcazione verso l’Australia”. David con la sua Nereid completa in tal modo il suo personale “giro del mondo”, e così anch’io il mio percorso, fisico e ‘sentimentale’ nel Pacifico, In barca, a vela, tra mare e cielo, tra passione e fatica messa nel realizzarlo. All’approdo finale in Australia (non conosco ancora il porto) si prevede di arrivare per fine agosto, inizi di settembre”.

“A beneficio di chi, amico mio, – conclude D’Ugo – segue attraverso questi tuoi graditi e puntuali resoconti il mio andare …odisseo (senza peraltro avere contro, fortunatamente, le ire di Poseidone come Ulisse), invio nel frattempo alcune accattivanti  foto da me realizzate a Hiva Oa e dintorni.

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Da parte nostra, dunque, a lui diciamo ancora una volta un caloroso Buon Vento, immaginando che  mentre io scrivo e voi leggete, lui stia già perlustrando, con la nuova imbarcazione che porta il nome delle antiche Nereidi, l’ampio arcipelago della Polinesia francese.

Giuseppe F. Pollutri

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