Il mare, la spiaggia e le tre bagnanti

Un “quadro”, la didascalia
Scheda 05 (by gfp.d’arte)

314451_442832382405861_289994345_nLucio Diodati

“Giallo, rosso e azzurro”
(70×50, acrilico su tela – 1996)

L’estate è vicina, spiaggia e mare sono la ricchezza di casa nostra (diremmo noi della costa), le Belle verranno presto a soleggiarsi ancora, formose e civettuole, oltre che in riva, in città e sui Lungomare.
Come per un provino cineasta o per una prova-promo costume da bagno, le “tre Grazie” qui schierate (Bontà nostra – sembrano dirci), un po’ gattemorte per malcelata competizione, si mostrano pronte e desiderose di entrare in scena. In perfetta forma, si direbbe atletica, alto e prosperoso il seno, fessure di cielo gli occhi, boccioli di rosa o di peonia le bocche che chiedono null’altro che baci. Capricciose e corvine, le capigliature testimoniano la loro beltà mediterranea o forse caraibica (a parte la fräulein pelle latte e miele venuta forse da Monaco di Baviera). I loro civettuoli cappelli a larghe tese motivano il titolo con cui le ha denominate l’artista di Popoli.  Ai prodi “Paride” della costa d’Abruzzo sia data la gradevole seppur non facile scelta su colei che animerà il proprio “sogno d’estate”!

Il presente quadro di Lucio Diodati è tra i primi di una serie ‘teatrale’ che, con questa cifra stilistica fatta di stupefazioni interattive va avanti con esposizioni di successo, in Italia e all’estero, da un ventennio, lo direi esemplare nella reiterazione sempre nuova di raffigurazioni che letteralmente mettono in mostra quelle che Fabrizio De Andrè ebbe a cantare come “le belle passanti”. Quelle “che non siamo riusciti a trattenere”, e magari “quella conosciuta appena / non c’era tempo e valeva la pena / di perderci un secolo in più”.
Un universo eidetico, quello del nostro – ricco di seduzioni figurative, di cromie solari e umbratili – dipinto e allestito per rallegrare la vista e darci il piacere di riscoprire nella bellezza muliebre quel quid d’irresistibile attrazione per il quale Adamo pensò bene di far proprio (seppure a suo preventivato danno) “il frutto proibito” del “giardino incantato”. Le opere pittoriche di Diodati – che mutuano dalla scenografia l’essenzialità tonale, predilette stesure pigmentali modulate con tinte ‘primarie’ ma non prive di espressioniste gradazioni tonali, distese alla maniera serigrafica con acquerello, olio o acrilico – testimoniano una voglia di dipingere (più che la tela), l’immaginario visivo che ciascuno di noi in sé ha e desidera. Rappresentazioni ipostatiche, queste sue, non narrative: in esse le Signorine si ‘presentano’  allo spettatore come in un limbo o un sogno ad occhi aperti. La seduzione che ne deriva, quali che siano le forme, le posture e l’abbigliamento delle donne ritratte, danno all’incontro pittore-spettatore, complice il personaggio maschile che curioso o ammiccante s’introduce nella scena, quel tocco di arguzia ammiccante e complice che l’autore vuole e che noi stessi desideriamo.

Giuseppe F. Pollutri

strip di L Diodati-1

per altre info sul web:
luciodiodati.com
gigarte.com/diodati