Una guerra senza armistizio né pace

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La seconda Guerra Mondiale è finita da anni e L’Italia è stata liberata dai nazi-fascisti da ancor prima: sono stati ristabiliti i rapporti diplomatici, culturali e di amicizia tra tutti i belligeranti, soprattutto con i “cattivi” Germania e Giappone: in Italia non c’è né pace né armistizio, la Guerra continua: per dirla con Erich Maria Remarque “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, un classico dell’antimilitarismo: in Italia, invece, in nome della Pace, parola che è diventata tanto inflazionata da aver perso il significato, la guerra continua: non solo la pace è lontana ma non si parla neanche di armistizio. E così continuiamo a celebrare la Resistenza, come è giusto che sia, ma con un’enfasi da Primo dei Dieci Comandamenti, ricordando il fascismo come se fosse dietro l’angolo, terrorizzati da una mano tesa, ma aperta,  da cui potrebbero sprigionarsi radiazioni letali. Questi Partigiani di allora, pochi, di oggi e di domani vivono nel terrore di un fascismo che non ha nessuna delle condizioni storiche che ne hanno consentito la nascita ma, in nome di uno strano concetto di democrazia, si vuole perfino impedire di ricordarlo, laddove il komunismo è stato l’esempio massimo di dittatura che la Terra ha dovuto sopportare: ma se ne parla in termini affettuosi, nostalgici, ostentando un pugno che nascondeva e nasconde qualcosa mentre, almeno, la mano aperta non mostrava insidie. E così, in nome dell’antifascismo vengono contestati gli ebrei che hanno pagato con l’olocausto la loro avversione al nazismo e la brigata ebraica che in Italia ha combattuto veramente  contro fascisti e nazisti e si applaude alla partecipazione palestinese che durante la guerra era favorevole ai tedeschi e dopo ha assalito più volte Israele. In Francia dove il fenomeno della resistenza ha assunto ben altra dimensione, questa “festa” è stata abolita in nome dell’unità dei francesi: ma in Italia il “dopolavoro” dell’ANPI trova una ragione di vita, di sopravvivenza geriatrica, nel passato, romanzando la liberazione dell’Italia come fatta da una sola parte politica (che aveva intenzione di indirizzarla verso l’URSS) e minimizzando il ruolo delle altre formazioni partigiane, quello  del Corpo Volontari della Libertà e quello degli alleati, con buona pace della logica e della verità.

Elio Bitritto