Il Capitalismo ha vinto!

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E così i francesi si apprestano a incoronare Emmanuel Macron Proconsole di Germania nelle Gallie, una sorta di Ponzio Pilato a Gerusalemme: certo anche noi abbiamo un Proconsole nella persona di Matteo Renzi che si appresta a governare in nome e per conto di Roma, pardon Berlin Caput Mundi così come Alexis Tsipras gli achei ad Atene: resistono gli iberi ed i lusitani mentre i britanni se ne sono andati … all’inglese. Per lo meno, rispetto al fanfarone di casa nostra, il futuro proconsole Macron ha le idee chiare e non si nasconde dietro il politichese e dichiara che i popoli sono come le merci e sono sottoposte alle leggi del mercato in una sorta di concorrenza che più sleale non può essere determinando, di conseguenza, un abbassamento del costo del lavoro (non dei beni e servizi) in una sorta di corsa alla decrescita infelice che più infelice non si può. Certo ai vari Macron e cortigiani di contorno poco interessa il destino dell’operaio-merce: ha avuto assicurazioni di lunga e prospera vita già dalla sua moglie-madre che amorevolmente lo guida, lo coccola, lo consiglia, magari dopo essersi a sua volta consultata con i vari Rockfeller. Si va dunque verso una Francia ancor più multietnica e multiculturalista in un suicidio tipo lemming (più o meno verosimile) dei popoli europei, ciascuno con la sua storia, la sua civiltà, i suoi drammi, le sue conquiste, la sua cultura, tutti accomunate da un sostrato che trae la sua origine dalle comuni radici giudaico cristiane e dalla storia delle civiltà greca e romana. Oggi si sta avverando il sogno dei marxisti, in nome del grande capitale, la risposta del capitale privato all’attacco del capitalismo di stato cinese: una Terra dominata da oligarchie tipo i soviet con le masse di lavoratori sfruttati, a seconda delle latitudini e delle longitudini, dai capitalisti, privati o di stato. Per questo motivo Macron può e deve dire “non esiste una cultura francese, esiste una cultura in Francia, essa è diversa, essa è molteplice”. Una frase di un cinismo unico, di una negatività storica ed antropologica da fucilazione morale. Giustamente Antonio Socci, in un lucidissimo articolo su “Libero” di oggi 26 aprile, cita Alain Finkielkraut “Tra “francese” e “in Francia” vi è la distanza che separa una nazione da una società multiculturale. In nome del progresso Emmanuel Macron ci invita a fare questo passo. Invece di preoccuparsi della disintegrazione francese che si sta verificando sotto i nostri occhi, lui l’accompagna, la teorizza”. Continua Finkielkraut “la Francia non è più storia, non è più nemmeno un Paese, è un mero spazio. Lo spazio-Francia accoglie la diversità, e su questa diversità di gusti, di musiche, di origini, nessuna anteriorità primigenia deve prevalere, nessuna gerarchia ha il diritto di porsi. Tutto è uguale e dal momento che tutto è diverso, tutto è lo stesso”. Un’analisi terribile che come conseguenza porterà alla assimilazione delle identità europee così diverse ed eccelse in una teocrazia, quella del più forte che la propria identità la mantiene e la impone, l’islamismo.

Elio Bitritto