25 aprile 2017

cimitero di Milano

“Il Rito per eccellenza, il Rito per celebrare una pagina ricca di luci ma ricca anche di ombre che la vulgata comunista e post comunista continuano a ritenere episodi insignificanti: ebbene io credo che la Storia o la si racconta tutta o non è storia, diventa propaganda alla quale per viltà ed ignoranza si continua ad aderire”. Questo virgolettato è il primo capoverso dell’articolo che scrissi in occasione dello stesso anniversario lo scorso anno: aggiungo oggi che siamo di fronte ad un Rito di autocompiacimento da parte di pronipoti che hanno accolto ed assorbito l’epopea della lotta partigiana di cui si è appropriata, immeritevolmente, una sola parete politica al punto che questo rito è diventato quanto di più divisivo ci sia in Italia. Una esaltazione in chiave celebrativa di quelle azioni di guerra e guerriglia che francamente dubito possano aver avuto un peso decisivo nella liberazione dell’Italia. Basterebbe guardare i numeri ed in questo caso non si bada alla “qualità” ma si sottolinea la “quantità” perché i morti sono morti e basta: nello sbarco in Sicilia gli alleati persero 40.000 uomini, nella avanzata fino alla resa delle truppe tedesche persero 313.000 soldati. La morte di 40.000 tra partigiani e militari del Corpo Volontari della Libertà a fronte di oltre 350.000 soldati alleati rappresentano certo un esempio di patriottismo ma non possono rappresentare il fattore determinante per la fine della guerra in Italia. Ma una Italia sempre a caccia di un fascismo che non ha più le condizioni storiche  per rivivere se non in atteggiamenti irriverenti ma assolutamente innocui, non se ne vuole prendere atto, così come non si vuole prendere atto che le luci evocate in analisi storiche non dettate da mera partigianeria ed ipocrisia, sono a tratti oscurate da ombre che non si vogliono diradare. Oggi alcuni episodi sono stati indicativi di un rito ipocrita: l’ammissione di bandiere palestinesi in chiave manifestamente antiisraeliana per un contributo nullo con il Gran Mufti di Gerusalemme chiaramente schierato con i nazisti, l’aver impedito di festeggiare il Patrono di San Marco con le bandiere della Serenissima per un Rito che dura da 1.200 anni, come se fossero un insulto al rito laico della resistenza è, concludo, con l’aver impedito che gruppi di simpatizzanti di destra, assolutamente pacifici, potessero rendere omaggio ai caduti della RSI con le bandiere … italiane. Credo che quest’ultimo episodio sia forse quello più indicativo della divisione  che si vuole continuare a mantenere fra gli italiani: la bandiera italiana non può essere sventolata il 25 aprile in un cimitero che raccoglie le spoglie dei “repubblichini” perché … Non so il perché: forse per alcuni, il prefetto di Milano che faceva presidiare il cimitero da agenti che le hanno temporaneamente sequestrate, la bandiera italiana rappresentava un’offesa ai partigiani, forse perché vedere  che il tricolore accomuna tutti, forse perché non voleva apparire uomo d’ordine ma di parte, sta di fatto che un’altra bella occasione di pacificazione è stata persa, ancora dopo settanta anni.

Elio Bitritto