Vasto – Magdi Cristiano Allam –“Io e Oriana”

Copia di locandina

“Io e Oriana”, questo il titolo sobrio ed efficace con cui Magdi Cristiano Allam giornalista e scrittore, viene a presentare il suo ultimo lavoro a Vasto. Sobrio ed efficace come tutti i suoi articoli, sobrio, efficace, diretto e “senza se e senza ma” nel denunciare “l’islam religione di pace”: denuncia che gli è valsa, sempre in nome dell’islam, la condanna a morte per “apostasia”, la fatwa” al punto che sono ormai quattordici anni che il giornalista vive sotto la scorta dei carabinieri. Sarà a Vasto lunedì prossimo e ci parlerà della sua amicizia con Oriana Fallaci, un’altra grande giornalista, che pure ha subito la stessa sorte di denunce ed intimidazioni da parte dell’islam, quello cosiddetto moderato, oltre che denunce per islamofobia. Ho dato una rapida lettura al libro ed ho trovato la Fallaci “corrispondente di guerra” in una guerra unilaterale dell’islam nei confronti della Civiltà, quella data dalla ricerca della verità, come in Oriana, “… nel senso che così come non potremmo cogliere la verità in assenza della libertà, non vi può essere la libertà che non si fondi sulla verità. Un binomio indissolubile che, dopo il mio battesimo, ho ritrovato nel passo tratto dal Vangelo secondo San Giovanni che recita Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”. Questo libro affascinerà il lettore per la puntigliosa analisi delle dichiarazioni ufficiali di “organizzazioni” tipo l’Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia)  che hanno grande difficoltà ad usare espressioni come “terrorismo” soprattutto se poi la matrice è islamica, liquidando ipocritamente i fatti di sangue con l’espressione “non è il vero islam che è religione di pace”, espressione che ricorda quella altrettanto ipocrita della sinistra italiana ai tempi delle BR e cloni “… sono compagni che sbagliano” ammettendo dopo anni che erano loro figliocci. Significativa la lettera a Tariq Ramadan (pag. 133) in cui denuncia la sua appartenenza ai Fratelli Musulmani da lui negata: ma Allam lo sconfessa apertamente ricordando la “takiya”, vale a dire il principio della “dissimulazione” ammesso e contemplato “dai Fratelli Musulmani quando la situazione lo impone”. Stesso giudizio su Hamza Roberto Piccardo, sempre dell’Ucoii, che, molto amorevolmente definisce Allam “un nemico dell’Islam”, un “cristiano copto per niente buono, intendendo un cristiano copto che finge di essere musulmano per diffamare l’islam”: conseguenza di questo giudizio è la condanna, sempre in nome dell’amorevole Allah, quale miscredente (kafir), apostata (murtadd), ipocrita (munafiq), giudizi che in una visione estremistica, ma sempre islamica, comporta, in qualche caso, nel suo caso, la pena di morte, appunto la fatwa: tra l’altro Allam si trova in buona compagnia di personaggi più o meno noti a cominciare da Salman Rushdie, Hashem Aghajari, Davi Letterman, Basad Rishad Shahin Najafi e Youcef Nadarkhani. Non voglio anticipare altre pagine di un  libro che mostra la grande capacità di sintesi dello scrittore e la logica, ferrea, della sua tesi secondo la quale Non esiste un islam moderato se non a parole, quelle della takyia, la dissimulazione. Lunedì 24 aprile alle ore 17,30 presso la sala Pinacoteca di Palazzo d’Avalos.

Elio Bitritto