Ci sono e ci fanno

attentato-Parigi

“Gli attentati di Parigi favoriscono Marine Le Pen”: questi i commenti di alcuni giornali, va da sé, intelligenti. A questi giornali si associa il primo ministro Bernard Cazeneuve che invita i francesi a non coltivare l’odio e anziché riflettere su mancati controlli, preferisce attaccare la candidata Le Pen con frasi come “sta strumentalizzando senza vergogna la paura dell’attentato di ieri a suo vantaggio elettorale”. Altri giornali, sempre in Francia, si spingono ad affermare che i “servizi” abbiano addirittura sottovalutato il pericolo terrorismo per favorire la Le Pen. Manca solo che ci sia il solito imbecille dietrologo che indichi nella candidata di destra la mandante o, addirittura, la complice dell’ultimo attentato. Che l’attentato favorisca, obiettivamente, la destra, NON solo la Le Pen, potrebbe essere anche vero ma, invece di preoccuparsi del terrorismo questa massa di benpensanti si preoccupa che possa vincere chi vuole porre dei limiti all’ingresso indiscriminato di persone che potrebbero rappresentare un pericolo, vuole un maggiore controllo su individui sospettati di avere legami con le frange più estreme dell’islam. Al solito si continua a ignorare, se non la paura, la preoccupazione della gente comune, quella che, con i poliziotti, è diventata l’obbiettivo semplice ed indifeso di un qualsiasi terrorista. Certo non sarà con l’eventuale successo di Marine Le Pen a sconfiggere il terrorismo che così come è concepito è impossibile prevedere ma almeno porre in essere misure più drastiche e cercare di tranquillizzare la popolazione. Che le autorità francesi sottovalutino il pericolo è dimostrato dallo stesso ultimo attentatore che, incriminato per tre tentati omicidi nei confronti di altrettanti poliziotti, fu condannato nel 2003 a 20 anni, portati poi a 15, ma era libero! E ancora, un altro arresto nel febbraio di quest’anno, sempre perché sospettato di volere uccidere dei poliziotti, si è risolto il giorno dopo per mancanza di prove. Uno “fissato”, dunque, con i poliziotti, libero di andarsene in giro a tentare di ammazzare poliziotti fino a quando ci pe riuscito. Ma questo individuo rappresenta ben più del cane sciolto, rappresenta, dopo tre generazioni, il fallimento della politica di integrazione che in un Paese come la Francia dovrebbe essere piuttosto consolidato: è quindi evidente che le politiche di integrazione intanto funzionano se c’è la volontà di integrarsi: ma questa nella visione dogmatica dell’islam non è prevista. È dunque in questa ottica il titolo di questa riflessione che evidenzia l’assoluta mancanza di consapevolezza, non solo dei francesi, ma di tutta l’Europa sul fatto che insistere su un’integrazione che non è accettata ed insistere su un islam moderato ma che non denuncia, per primo, l’interpretazione sanguinaria dei suoi precetti, significa rendersi complici, significa chiudere occhi, orecchie e, soprattutto, il cervello alle debite conclusioni.
Elio Bitritto