San Salvo. Vincenzo de “la tijella”

insegna

Vincenzo è un indimenticabile pioniere della ristorazione, intesa come tradizione, impegno, passione, e valorizzazione del “prodotto topico” di cui era consapevole per la valenza e la preziosità territoriale e turistica, pur non avendone la consapevolenza glottologica.

Il prodotto a km 0, inoltre, in modo avanguardistico, è strettamente legato alla sua quotidiana ricerca fatta e legata alla sua innata passione, professionalità, ma soprattutto al desiderio di soddisfare e rispettare i suoi clienti con sorprendenti primizie.

Per molto tempo “la tiella”, era sempre affollato e bisognava prenotarsi in tempi lunghi, per avere l’onore di accomodarsi in quei lunghi tavoli di legno nostrani e caserecci come le sue pietanze dolci e salate.

Le sagne grossolamente tagliate e saporitamente condite, senza pari, erano gettonate con moltiplicazioni ”storiche” insieme ai suoi piatti di pesce profumatissimo di freschezza garantita dagli stessi pescatori clienti.

I suoi arrosti di agnello nostrano e montano, il cui sapore odoroso arrivava sulla strada, entrando nei finestrini delle macchine di chi , guidando, rallentava e spesso, non resistendo all’invito culinario, si fermava.

Vincenzo ricercava il meglio, senza scopi esclusivamente di profitto e la qualità doveva precedere la quantità, perchè per lui solo il “poco e buono” racchiude i veri sapori che arrivano all’anima.

Quell’indimenticabile rognone d’agnello arrostito, da cui si poteva dedurre la provenienza e la qualità delle nostre fresche montagne, raramente riuscivo ad avere il privilegio di gustarlo, mentre chiudendo gli occhi, provavo il sapore di un attimo, e, con esso, oggi, i tempi perduti quando il mangiare era veramente un rito e che, senza alterazioni mediatiche, soltanto pochi “sacerdoti “ del gusto, come Vincenzo Di Cino riuscivano ad offrire.

Oggi solo chi rimane convinto che la qualità si paga, e che non vuole, almeno qualche volta, rinunciare al lusso che meritano la salute ed il piacere, continua a percorrere le poche strade rimaste e che portano, tra l’altro, ad una felicità breve, ma completa e sempre più rara, come la consapevolezza di una scelta gastronomica “ad hoc” che Vincenzo ha fatto e continua a fare, nella sua esistenza vincente anche come padre di tre figlioli da piccoli sempre suoi aiutanti, ammiratori ed osservatori ed ora, ancora tali, nonostante i prestigiosi traguardi negli studi di ingegneria ed economia con master all’estero.

Volentieri durante le ferie accontonando il loro habitus, indossano ancora il “gembiule bianco”, delle radici di una quercia forte come la terra d’Abruzzo e la loro importante mamma Rosa, indiscussa anima del loro successo che continuerà a chiamarsi “la Tijella” e a primeggiare oggi più di ieri.

Angiolina Balduzzi