Patrizia Paterlini, come “Uccidere il cancro”.

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Francamente non riesco a capire (non sono l’unico) il silenzio o, per lo meno, la scarsa diffusione nella stampa italiana della scoperta di una ricercatrice italiana che riguarda un sistema predittivo capace di individuare con largo anticipo la presenza di cellule cancerogene. L’importanza della scoperta è intuitiva anche per un ragazzino e, senza voler fare dietrologia ad ogni costo o immaginare complotti inesistenti (?), sarei curioso di conoscere il  motivo di tale sottovalutazione.  Intanto la ricercatrice, una scienziata, è Patrizia Paterlini-Bréchot, reggiana, trasferita in Francia da diversi anni, docente di Biologica cellulare e molecolare all’Università Paris-Descartes. Il sistema, descritto in un libro edito da Mondadori “Uccidere il cancro”, è stato messo a punto da lei con la sua équipe e consiste in una sorta di scatolone che scherzosamente chiama “fotocopiatrice” che permette di individuare le primissime cellule tumorali nel sangue, prima che la loro massa o il loro volume raggiunga dimensioni tali da poter essere individuate dalle attuali tecniche diagnostiche. La sua storia è abbastanza simile a quella di tante altre storie: frequenta uno stage di biologia molecolare a Parigi sotto la guida del prof. Christian Bréchot (che diventerà suo marito) e si dedica alla ricerca che le ha permesso di mettere a punto il test ISET (Isolation by Size of Tumor Cells) utilizzato per aiutare a prevenire le metastasi in pazienti con diagnosi di tumore oltre che in persone che vogliono solo fare una indagine preventiva; il test costa 486 euro e non è ancora rimborsabile dall’assistenza sanitaria. Le difficoltà, come lei stessa riconosce, sono in primis date dal fatto che il test si dovrebbe eseguire ogni sei mesi ma il costo relativamente elevato ne limita la diffusione ed inoltre dal fatto che le cure dovrebbero essere personalizzate mentre è necessario seguire un protocollo uguale per tutti i pazienti. Lo sviluppo del sistema dipende ovviamente dalla disponibilità economica ma il rischio è dato dal fatto che un eventuale mecenate potrebbe “pretendere” di predeterminare i risultati. Cosa dire? un’altra bella mente che ha trovato l’ambiente ideale per manifestare le proprie capacità fuori dai confini italiani: l’unica soddisfazione è data dal fatto che intanto ha ottenuto questi risultati in quanto la sua formazione universitaria (Modena) è stata eccellente.

Elio Bitritto