Nel Pacifico con “Jipcho”: approdo di Pasqua alle Galapagos

alba alle Galapagos 17042017
Partiti da Panama il giorno otto di questo mese, i nostri due avventurosi Angelo D’Ugo e David Dubi Warshawsky, imbarcati sullo Joung 43 di 12,5o metri Jipcho, per raggiungere prima le Marchesi e infine la Nuova Zelanda, nel giorno di Pasqua hanno fatto approdo all’isola di Santa Cruz, nelle Isole Galapagos. Per poi svegliarsi, ieri, lunedì dell’Angelo, con la spettacolare alba che qui sopra vediamo.

17917255_10212535869889734_5086697516776616749_o      Questi i loro rispettivi, brevi ma diretti resoconti:

“Dopo 8 giorni di stupenda navigazione: mare calmo, buon vento, cielo sereno, nel giorno della Santa Pasqua ancoriamo nell’isola di Santa Cruz ( Galapagos ). Ci danno il  benvenuto: delfini, tartarughe, foche, mante, pellicani e tanti altri uccelli e pesci di tutte le forme e dimensioni.”
(A. D’U.)

“It took Jipcho just over 8 days to cover the 950 nautical miles  …
Ci sono voluti a Jipcho poco più di 8 giorni per coprire le 950 miglia nautiche, dalla Contadora Island (Panama) a Santa Cruz Island Galapagos (Ecuador). Siamo stati molto fortunati ad avere venti favorevoli per l’ottanta per cento della navigazione. Abbiamo dovuto utilizzare il nostro motore solo per diciotto ore, per lo più negli ultimi due giorni. Abbiamo dovuto pagare molti dollari per fermarci qui e possiamo stare solo in questo porto, ma, in compenso, dividiamo l’ancoraggio con le tartarughe marine, squali e leoni marini (… e turisti).
Awesome, … fantastico! (D. D. W.)

Galapagos-Islands-Map

Guardando le foto ricevute (ancora via fb, prima che questo non sarà più possibile nel proseguo della navigazione), si può ben dire che i nostri, in tali luoghi, seppur non più del tutto “sperduti”, si trovano realmente (senza usare la scontata espressione “nel paradiso terrestre”) dove la natura si mostra ancora, sia pure nella sua costante evoluzione, quella dell’originaria Creazione, all’alba dei tempi. Restando poi alla coincidenza pasquale di quest’approdo, ci piace annotare come i nostri due naviganti hanno trovato anche lì, in quell’oceanica isola, una piccola chiesa, in essa il “Cristo Risorto” e, nella vetrata luminosa sopra l’altare, l’immagine del pellicano e i suoi pulcini, l’uccello marino divenuto dai primordi della cristianità simbolo del sacrificio redentivo di Cristo. Non meno mi viene in mente, per tornare alla navigazione di cui andiamo narrando la vicenda, di citare fra i “simboli” ancora quello della “nave” come strumento di salvezza. Un’immagine allegorica che affonda le sue radici già nell’archetipo biblico dell’Arca utilizzata da Noè quando la terrà intera, quale che fosse la causa, fu sommersa dalle acque. Fu da quel tempo, forse, che gli esseri umani impararono non solo a stare a galla con un’imbarcazione, ma anche ad andare con essa da un luogo e l’altro, per comunicare e conoscersi (talora non proprio in modo amichevole, o tutt’altro) fra i diversi e distanti popoli del nostro pianeta.

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Quanto ai nostri veleggianti nel Pacifico, tra una decina di giorni riprenderanno il mare (sempre “inseguendo il tramonto”) alla volta delle Isole Marchesi.  La sosta alle Galapagos è stata dettata soprattutto dalla necessità di fare scorta non solo di frutta e verdura fresca ma soprattutto di carburante, giacché, anche per il seguito del viaggio (ancora 3000 miglia in mare aperto, senza altre terre emerse sulla rotta), le previsioni sono ancora di poco vento.  Quel vento che per i naviganti ha da essere buono, favorevole, come tutti auguriamo a chi parte, ma altresì capace di dare ali alla vela e con essa un’efficace e possibilmente costante spinta all’imbarcazione per raggiungere la meta.

Giuseppe F. Pollutri