I buoni a prescindere

immigrati e cibo

L’attacco che i “buonisti a prescindere” portano al decreto Minniti mostra un insopportabile senso di farisaica discriminazione: la prima balla sul decreto è l’aver sancito che “non siamo  tutti uguali. Gli italiani una cosa gli stranieri migranti un’altra”. Intanto il decreto non discrimina le persone fisiche, dice che sono diversi i diritti cui possono accedere ma NON nega il diritto ad adire alla magistratura dato che è l’Appello che viene negato. Il ministro Minniti viene poi accusato di non estendere l’articolo 3 della Costituzione a tutti: e allora? La Costituzione italiana vale per gli italiani o per l’intero Pianeta? Non contenti l’ASGI, uno dei capisaldi del buonismo farisaico, informa gli italiani che agli stranieri viene negata l’applicazione degli articoli 111 e 24 della Costituzione, rispettivamente riguardanti “il diritto a un giusto processo e il diritto alla difesa”, inserendo anche l’articolo 6 della Convenzione sui diritti umani (diritto al contradditorio), in palese contraddizione con la logica dato che il richiedente asilo fa la domanda che viene esaminata in un primo giudizio della prefettura: se esistono le condizioni viene accolta, se non esistono viene negata e quindi non va oltre il primo giudizio nel quale dunque questi è stato trattato come un italiano, ha avuto diritto ad un giusto processo, ha potuto difendersi ed ha potuto esercitare il contradditorio. All’ASGI si è prontamente associata l’organizzazione non governativa Intersos che straparla di “pesante compressione dei diritti dei rifugiati”. Inoltre, facendo finta di non sapere attribuisce, a sproposito, agli accordi con la Libia ed al decreto sulla sicurezza nelle città tale decisione, perché detto decreto “va nella direzione della restrizione dei diritti e della esasperazione del tema della sicurezza”. Non esiste alcuna evidenza mediatica o legislativa che avvalori questa tesi se non nella fantasia della accoglienza ad ogni costo: soprattutto parlare di “esasperazione” per quanto riguarda la sicurezza dimostra che tutti gli episodi di violenze e di ingratitudine degli IMMINGRATI non sono esistiti. Tra l’altro dovrebbe essere ben noto ai buonisti farisei che le procedure di salvaguardia dei clandestini, fin’ora, sono tali che anche in presenza del no, reiterato più volte, questi si danno alla macchia con l’inevitabile conseguenza di capitare tra le mani di un caporalato assassino (valido anche per gli italiani!) quando va bene: altrimenti furti, spaccio, prostituzione e bassa manovalanza criminale! L’ultima “perla” dei buonisti farisei è quella per cui i clandestini sono oggetto, “addirittura”,  di  “rilevamento foto dattiloscopico e segnaletico” cioè vengono schedati: se il clandestino si rifiuta  si configura il rischio di fuga e viene internato nei Centri di Permanenza per il rimpatrio! Ma vi rendete conto? Io arrivo in un Paese straniero, lo stato cui chiedo aiuto vuole sapere chi sono, da dove vengo, cosa faccio, ecc. Ma questo, che è norma di civiltà in ogni parte del mondo, per i farisei di casa nostra confligge con il principio per cui “la legge è uguale per tutti” tanto è vero che se io, italiano, mi rifiutassi di dare le mie generalità ad un pubblico ufficiale sarei passibile di multa o due mesi di arresto: come dire che la legge vale per me e non per lo straniero!

Elio Bitritto