Gesù risorto (L’opera, la didascalia)

Scheda 05 (by gfp.d’arte)

«Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?».
«Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io»
(Luca 26,36, 39).

St XIV_Via della Croce_L. Picchi

 

 

 

 

Lanfranco Picchi

da “La via della croce”, Stazione XIV – 1983
(Santuario di Fontecolombo – Rieti)
terracotta patinata, cm 43×32


Poi che
“tutto si è compiuto”, dopo aver sudato sangue nell’Orto dei Getsemani, aver subito il flagello, gli sputi e la corona di spine, esser caduto più volte sotto il peso della croce; dopo aver lasciato sangue e brandelli di carne sul selciato e sull’arsa terra del Gòlgota (calvariae locus); dopo aver convertito il ladrone pentito e richiesto al Padre il perdono per i suoi “inconsapevoli” carnefici, affidato a Giovanni sua madre, elevato l’irrefrenabile urlo agonico del “Re dei Giudei” crocifisso senza colpa, l’aver conosciuto la rigidità cadaverica delle membra; discioltosi dal sudario, rotolato il masso della tomba in forza del suo spirito divino, al terzo dì, secondo le Scritture, Gesù è risorto dalla morte ed è asceso al cielo, per ricongiungersi, anima e corpo, al Padre suo e Padre nostro.

     E’ questa una formella materica, modellata in bassorilievo, ma la direi non meno una pura immagine pittorica, tale è la leggerezza visiva della figura, e poetica l’intenzione creativa correlata a una Resurrezione per antonomasia, quella di Gesù il Cristo, l’unto del Signore. Il suo corpo, ormai glorioso, qui raffigurato con un rilievo essenziale e minimo, tecnicamente quasi uno ‘stiacciato’, è ben descritto nelle forme, ha membra ben rilevate e allo stesso tempo rivestite da modulate luci e ombre. Un essere reale ma senza gravame di materia sta e si pone nella fitta raggiera di ‘gloria’ che ha d’intorno, e appare a noi come fece con i suoi discepoli riuniti nel Cenacolo.
Originale, se non unica, la scelta dell’artista di aggiungere una “stazione” alla tradizionale “Via Crucis”, a quel percorso storico e oggi sacra e rituale rappresentazione di una divina e umana “passione e morte”. L’idea dell’artista, L. Picchi, fu e resta quella di completare tale percorso di dolore (“La via della croce”) sino al suo vero e redentivo epilogo: la teofania del dio che si è fatto carne, e ha dimorato fra noi, uomo fra gli uomini.
La Redenzione – come fede evangelica ci invita a credere – non si completa con la morte, con la deposizione e la sepoltura. Giacché, per il Figlio dell’uomo e per ogni essere umano, in virtù della sua venuta fra noi, … “La morte odora di resurrezione”. (E. Montale)

Giuseppe F. Pollutri


Per altre info sull’autore e la sua varia produzione artistica si veda: www.picchiarte.it