Passione di Gesù e Maria sua madre, di Giovanni non meno

 formella-in-sanpietro-Wzoom“Stabat mater dolorosa / iuxta crucem lacrimosa / dum pendebat filius”.

Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». (dal Vangelo)

«Queste parole di Gesù sono soprattutto un atto molto umano. Vediamo Gesù come vero uomo che fa un atto di vero uomo, un atto di amore per la Madre; affida la Madre al giovane Giovanni perché sia sicura. Una donna sola, in Oriente, in quel tempo, era in una situazione impossibile. Affida la mamma a questo giovane e al giovane dà la mamma». (Benedetto XVI, 2011)

«Non si tratta solo di una questione “della carne e del sangue”, nè di un affetto senza dubbio nobilissimo, ma semplicemente umano. La presenza di Maria presso la croce mostra il suo impegno di partecipazione totale al sacrificio redentivo di suo Figlio. Maria ha voluto partecipare fino in fondo alle sofferenze di Gesù, perché non ha respinto la spada annunciatale da Simeone (cf. Lc 2, 35), e ha invece accettato, con Cristo, il disegno misterioso del Padre. Essa era la prima partecipe di quel sacrificio, e sarebbe rimasta per sempre il modello perfetto di tutti coloro che avrebbero accettato di associarsi senza riserva all’offerta redentiva». (…)
D’altra parte la compassione materna, in cui si esprimeva quella presenza, contribuiva a rendere più denso e più profondo il dramma di quella morte in croce, così vicino al dramma di tante famiglie, di tante madri e di tanti figli, ricongiunti dalla morte dopo lunghi periodi di separazione per ragioni di lavoro, di malattia, di violenza ad opera di singoli o di gruppi». (Giovanni Paolo, 1988)

Cristo in croce_Gf Bevilacqua 2011

 Di Gesù e Maria, sua madre, del loro patimento è questo il giorno, per una memoria e un ammonimento sostanziale, di là dal rito. Di Giovanni l’apostolo non meno, simbolo dell’intero consorzio umano; redento dal sacrificio di Cristo morto in croce, resta pur sempre, su questa terra, piagato e sofferente, afflitto da tanti bisogni, materiali e spirituali, per i quali non bastano “le parole” e le false  quanto strumentali “buone intenzioni” di chi ha potere.
Molta parte dell’Umanità, in varia misura e sotto varie latitudini, “sta” tuttora “in croce”.

giuseppe franco pollutri


L’immagine di “Cristo in croce” , in cotto patinato del 2011, è opera d’arte dello scultore vastese-siracusano Gianfranco Bevilacqua
(cappella cimiteriale, Turania – RI)