Bertoldo e Bertoldino? No Cacasenno!

berto

In questa tomba tenebrosa e oscura,

giace un gran villan di sì deforme aspetto,

che più d’orso che d’uomo avea figura.

Ma di tant’alto e nobil’intelletto

Che stupir fece il Mondo e la Natura.

Mentr’egli visse, fu Bertoldo detto,

Fu grato al Re, morì con aspri duoli

Per non poter mangiar rape e fagiuoli.

Roba del 1600, o giù di lì, che racconta la storia di Bertoldo, un contadino rozzo ma particolarmente arguto, accolto alla corte di Re Alboino per la sua capacità di giudizio. Ho riportato questi versi in riferimento alla uscita della Boldrini sempre più impegnata a lasciare un ricordo imperituro della sua presenza a Montecitorio. Mi corre l’obbligo, però, di specificare che la suddetta non la  accosto a Bertoldo ma, soprattutto a Cacasenno lo scemo, a sua volta figlio scemo del capostipite. Sarà figlia o figlioccia di Vendola o di Bertoldino non è dato sapere visto che la privacy in Italia è sacra per lo meno per taluni. Cosa ha dunque fatto o detto la suddetta Cacasenno di Montecitorio per meritarsi un futuro epitaffio  di stupidità? Nulla che non abbia già fatto o detto: solo che insiste come se questa fosse la sua ultima missione prima di lasciare queste spoglie mortali e librarsi con gli angeli. Pontifica la Cacasenno di Montecitorio “bisogna ripartire dalla realtà dei dati non dalla percezione strumentale … servono investimenti adeguati per l’integrazione. Una società è più sicura se è coesa, inclusiva”. Non contenta dell’evacuazione del suo senno la suddetta chiede l’impegno del governo  ad approvare la legge sulla cittadinanza “… entro la fine della legislatura: questo è il modo più efficace per fare sicurezza ed inclusione nel nostro Paese”. Senza voler fare il Bertoldo, vale a dire il saggio, a me pare che la “Cacasenno di Montecitorio” trascuri il fatto che in Francia, Belgio, Gran Bretagna e vari altri Paesi ex coloniali, l’integrazione degli islamici sia soprattutto una speranza perché se alla terza generazione si trovano nella condizione di tornare al medioevo forse una ragione c’è. E, sempre la Cacasenno di Montecitorio, non può appellarsi al fatto che questi, soprattutto quelli di seconda e terza generazione, si sentono emarginati, ghettizzati, non hanno lavoro e via di seguito perché ciò vale anche e soprattutto per i cittadini “autoctoni” che pure sono emarginati, ghettizzati e privi di lavoro e sono in numero molto maggiore. Ecco io vorrei sapere e con me tanti altri italiani, cosa intende fare la Cacasenno di Montecitorio ANCHE per gli italiani e come ANCHE agire di conseguenza altrimenti sarà facile giocare sul suo SENNO!

Elio Bitritto