Della lingua o dell’Italia (Ode di Filippo Salvatore)

   parole della lingua italiana_autori copiaFrutto letterario dell’immaginifica e feconda penna di Filippo Salvatore, ecco ancora un suo componimento poetico: un alto e affabulante tributo, attraverso la convinta e fedele cura della lingua dei padri, all’Italia, patria d’origine, terra e cielo di costante sogno, meta di consueto e agognato ritorno.
Non a caso leggeremo in fondo all’Inno, geo-storico ed evocativo: Sei il sapore in bocca della natia patria mia. / Sei il dolce sì del Bel Paese che ha / tanti figli e amanti su tutti i continenti”.

(leggi qui di seguito l’intera mia Introduzione) g.f.pollutri 

Ode alla lingua italiana_F Salvatore (graph by gfp)

 

 

 

Ode alla lingua italiana

I
Lingua d’Italia, sei voce di multiple
identità, cavo di ruga di tempo,
cicatrice di ferite di tante vite.

II
Sei eco di spruzzo sugli scogli,
di onde di marea che sale
e si ritrae su pietre levigate
o sulla sabbia falba di isole
e di coste d’una lunga penisola.

III
Sei sibilo di scirocco, bora, maestrale
tra le gole, le cime e i crepacci
del Carso, delle Dolomiti e del Monviso,
dell’Etna, dello Stromboli e del Vesuvio,
della Sila, del Gennargentu e del Gargano,
del Matese, della Majella e del Gran Sasso.

IV
Sei eloquio, rima, melopea,
alla corte dell’imperatore Federico,
grugnito di banchiere che calcola
tassi e interessi sul Ponte Vecchio
al gorgoglìo della corrente dell’Arno.
Sei canto di paradiso, guaìto d’inferno
canto carnascialesco, segreto di congiura
sogno di amanti e pena di affranti.
Sei il ʻme ne fregoʼ della camicia nera,
l’invettiva di chi fu arso vivo
per eresia nella città dei papi,
di chi pagò appeso a Piazza Mercato
l’illusione che dà la parola libertà,
o morì uscendo di trincea in quel di Asiago
o sulla sponda del Piave nel fiore degli anni.

V
Sei alito ansante di modella in bilico
su tacchi a spillo alla sfilata di moda
sotto le stelle a Trinità dei Monti.
Sei urlo di mattanza alla tonnara,
acuto di tenore, gorgheggio di soprano.
Sei melodia di coro nei conventi
e preghiera in seminario o sull’altare.
Sei saggezza di chi usa la zappa
e fischia tra vigneti, uliveti e aranceti,
di chi cerca la gloria affinando le parole
o calcola le note per comporre concerti.
Sei turpiloquio di bettola e di bordello,
cagnara di ultrà sugli spalti, sospiro
di chi si riposa in baita o in trullo,
singhiozzo di chi perde il primo amore.

VI
Sei il pane per chi s’inventa
tra lacrime e sudore un futuro migliore.
Sei miraggio, pianto di dolore
e di speranza da carrette di mare
con accenti di oasi, savane, altopiani.

VII
Sei formula per l’orbita di Giove,
di emicicli, di satelliti medicei
e di nano-velocità dei neutrini.
Sei frantumo di tanto fatuo rock,
rombo di motore di cavallo rampante,
dolce vita di paparazzi su lambrette.
Sei pane amore e fantasia di fusti
poveri ma belli su grandi schermi,
sorriso di veline in palinsesti spazzatura
e di soubrette pronte al bunga
bunga senza naturale sprezzatura.
Sei il politichese dell’onorevole corrotto
che tuona dal suo scranno in parlamento.
Sei minaccia su pizzini di chi vive di pizzo
e spergiura, uccide e non è uomo d’onore.

VIII
Sei luce di occhi blu, verdi, neri
di bimbi color neve, miele, cioccolata.
Sei il sapore in bocca della natia patria mia.
Sei il dolce sì del Bel Paese che ha
tanti figli e amanti su tutti i continenti.

Filippo Salvatore

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