Della lingua o dell’Italia (Ode di F. Salvatore). Intro di GFP

La favella, i costumi, il sudore che costa, lo splendor che ne trassi. L’aria, i tronchi, il terreno, le mura, i sassi. (Metastasio)

La Patria ci dà mille e consueti piaceri di cui noi stessi non ci rendiamo conto, se non dopo averli abbandonati o persi. (M. de Staël)

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   Frutto letterario dell’immaginifica e feconda penna di Filippo Salvatore, ecco ancora un suo componimento poetico: un alto e affabulante tributo, attraverso la convinta e fedele cura della lingua dei padri, all’Italia, patria d’origine. terra e cielo di costante sogno, meta di consueto e agognato ritorno. Non a caso leggeremo in fondo a tale, evocativa e geo-storica (con tocchi di attualità politica più o meno recente), “Ode alla lingua italiana”:

Sei il sapore in bocca della natia patria mia.
Sei il dolce sì del Bel Paese che ha
tanti figli e amanti su tutti i continenti.

Un’Ode epica, o meglio, un porre nell’epopea, melodiando parole e verbi, suoni e sensi, immagini e valori, un luogo terrestre che non solo può dirsi Bel Paese, ma che ha, come il mondo intero sa, arte e cultura eccelsa, paradigmatica, erede feconda qual è di un classico “metro” di giudizio, di un “canone”, espressione impareggiabile, della forma, equilibrata, armoniosa, in architettura fidiamente solenne. Va da sé che il suo idioma, conservato gelosamente nel cuore oltre che nella disciplinata mente, strutturata con profondità etimologica, divenuta universale in tutto l’occidente e amata dai popoli tutti, sia anch’essa luogo di “misura”, stimolo al canto alto e arioso, godimento corposo e sapido non meno, sano e fruttuoso come il suo olio vergine ed extra, canterino o meditativo come i suoi cristallini e rubizzi vini.

Il testo del nostro è scrittura e canto, sorta di evocativa “laude” francescana inscindibilmente coniugata a scienza e sapienza, prezioso frutto della cultura dell’autore. Si sviluppa con quadri scenici che si succedono, e appaiono, in una visione d’insieme, come movimenti musicali, distinti ma interlacciati fra loro. Con evidenza, con la puntuale evocazione dei nomi, dei fatti, delle epoche e dei luoghi, dipingono (o raccontano) un complesso territoriale e identitario che, pur con pecche e guasti procurati dagli uomini, costituisce legittimo vanto per chi vi è nato, preziosa entità geografica e culturale, superbo “patrimonio dell’umanità”. Non a caso, … “Italie empire du soleil; Italie maitresse du monde; Italie, berceau des lettres, je te salue ! – leggiamo in “Corinne ou l’Italie”, romanzo di Madame de Staël del 1807.

lingua_pagine che volano_italiaCiò sommariamente da me annotato, lascio al componimento dell’italo-canadese, intellettuale e poeta Filippo Salvatore, di esporre – tra il canto aedico e il memoriare nostalgico dell’emigrato, che mai ha tranciato le sue radici – un idioma che trae origine e fondamento, come ben sappiamo, nel suo impareggiabile passato di civiltà e di bellezza.

Resterà nella letteratura un classico – io credo. Un “Inno”, così com’è da definirsi, pregevole e proficuo, non meno di altri di pari fattezza e importanza.

Giuseppe Franco Pollutri


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“Ode alla lingua italiana” di Filippo Salvatore