D’Ugo e D. Dubi nel Pacifico (“inseguendo il tramonto”)

Angelo-David e la barca copiaProseguiamo nel racconto dell’avventura nell’Oceano Pacifico del nostro medico velista Angelo D’Ugo, sull’imbarcazione Jipcho (uno scafo Joung/43), in compagnia dello skipper e capitano di navigazione David Dubi Warshawsky.

Della barca a vela (un 12,5 metri, con  pescaggio di circa 1,6 metri), e dei due protagonisti (ciascuno con una propria storia) nei precedenti articoli abbiamo riportato notizia delle imprese precedenti, idee e propositi. Tale equipaggio, minimo ed essenziale, dopo essere passato (tra il 20 e il 21 marzo scorso) nel canale di Panama, lungo il suo complesso e tecnicamente imponente tracciato di circa 70 km (costituita da tre chiuse, una estensione lagunare interna, il Gatun, e altre chiuse), è rimasto alla fonda sulle sponde del Pacifico per gli ultimi controlli dei congegni e apparecchiature varie di bordo, per fare cambusa (provviste, di ogni genere) e carburante necessario al funzionamento, unitamente ai pannelli solari, delle apparecchiature di bordo e del motore ausiliario dell’imbarcazione.  Un tempo trascorso più a lungo del previsto, mancando nei precedenti giorni il vento, quel “buon vento” che tutti ai naviganti auguriamo e che, comprensibilmente, è il fondamentale elemento per solcare il mare con un’imbarcazione di tal genere; per navigare – così come i protagonisti desiderano ed hanno piacere – governando insieme natante e vele, con funi, argani e timone, necessaria abilità e anche fantasia nel posizionare nel modo più proficuo la barca rispetto all’onda e al vento.

Ora dunque è venuto il momento della partenza della ‘spedizione’, nella loro rotta sub-equatoriale, per giungere, dopo un primo approdo prestabilito alle Isole Marchesi, e preventivamente non prima di ottobre nella Nuova Zelanda, meta finale, là dove (ripetiamo) “Jipcho” è stata costruita nel 1975 da John Laurent Giles, architetto navale particolarmente famoso nel settore.

Questo il messaggio ricevuto ieri da A. D’Ugo: Ultima notte a Panama City. Domani mattina salpiamo e, dopo una sosta tecnica nell’arcipelago Las Perlas (isole e isolette situate a circa 35 miglia dalla costa), faremo rotta verso le Galapagos, appartenenti all’Ecuador. Sono tredici isole vulcaniche, attraversate dall’Equatore.  Il relativo isolamento dovuto alla distanza dal continente e all’ampia varietà di climi presenti le fanno considerare un vero paradiso terrestre. Le raggiungeremo dopo aver percorso poco meno di mille miglia, tenendo prua ad ovest, insomma … inseguendo il tramonto.
Il capitano Dubi W., da parte sua ha aggiunto altrettanto fantasiosamente: Jipcho e l’equipaggio sono pronti per …ballare in mare Siamo tipi da rock and roll. Pacifico meridionale stiamo arrivando!

Oceano Pacifico (punto Isole Marchesi) b

Nei giorni scorsi, per informarne i lettori, ho chiesto a D’Ugo: – Con quali venti navigherete, quali sono le vele da usare in rapporto alla direzione e alla forza del vento? Con quali turni vi alternate al timone, in particolare notte tempo?
Prevediamo – mi ha risposto Angelo – venti generalmente da Est, nord est, sud est, ma si può incorrere nelle cosiddette “bonacce equatoriali”, con assenza di vento pressoché totale. Di conseguenza potremmo navigare con randa e genoa, a farfalla, oppure issando lo spinnaker. Tante, dunque, in base alla direzione e forza del vento, le variabili nella navigazione. A nostro vantaggio il nostro sarà un veleggiare libero, impegnativo comunque e non poco, soprattutto giacché solitario, ma senza un itinerario se non di massima, né un tempo d’arrivo alla meta prefissato. Avremo turni di guardia distribuiti nelle 24 ore, giorno e notte ci alterneremo con una cadenza di 3-4 ore ciascuno. Siamo soltanto in due, ma entrambi ben determinati e affiatati. David, poi, ha dalla sua tante e molteplici esperienze effettuate, in pratica, tranne che per il Pacifico che ci aspetta, in tutti i mari della terra. Un vero “lupo di mare”, che come in altra occasione ho dichiarato, mi onoro di accompagnare e sostenere.

 

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Come in tutte le migliori Storie, mi riprometto di dare a questo resoconto il suo felice e interessante seguito.
Al prossimo articolo.

Giuseppe F. Pollutri