Aiutati che … l’immigrato ti aiuta

Bologna – 29 marzo 2016. Tanti richiedenti asilo rischiano di dormire in strada quando finirà il piano freddo del Comune di Bologna.
La denuncia arriva dall’Associazione umanitaria Asahi, che conferma che il 31 marzo il piano freddo del Comune di Bologna finirà e i dormitori per i senza tetto chiuderanno.

Da quel momento, finiranno sotto i ponti e nei parchi non solo gli italiani ma anche decine e decine di migranti richiedenti asilo che, esclusi dal circuito dell’accoglienza, hanno trovato un alloggio nei dormitori.

Di fronte a una situazione che promette di produrre disagi ai migranti e agli italiani, il Comune mostra indifferenza – afferma l’Asahi – Quei migranti vivono regolarmente in Italia e stanno aspettando un responso della commissione. Anche per questo hanno diritto a vivere dignitosamente, mentre il Comune non ha il diritto di soffiare sul fuoco delle paure dei cittadini.

L’Associazione umanitaria Asahi denuncia questa situazione insostenibile e chiede al Comune di intervenire con delle alternative abitative.

(fonte: Stranieriinitalia.it)

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Qualche annotazione, e una riflessione fondamentale.

Leggiamo in Rete: “Asahi –Associazione di Aiuto Umanitario dell’immigrazione” è nata il 22 gennaio 2016 nella città di Piombino e il suo fondatore è Kissima Dante”. “Gli obiettivi di ques’associazione sono promuovere l’integrazione dei migranti in Italia, anche facilitando l’intercomunicazione tra i migranti africani e la popolazione italiana per instaurare un clima di fiducia tra le due culture, di cambiamento di mentalità in seno alla comunità africana e di presa di coscienza sulla loro realtà”.

Ne prendiamo atto, e a leggere intenzioni e rivendicazioni parrebbe cosa lodevole e necessaria. Ma – c’è da chiedersi – chissà se il suo fondatore e i suoi collaboratori (africani e italiani cooperanti) sanno e riflettono che a dormire e vivere “sotto i ponti e nei parchi”, da sempre, ci sono molti cittadini italiani per i quali nessuno mai – tranne che per sporadici e improvvisati rifugi invernali – ha pensato e si è preoccupato di fornire delle …“alternative abitative”, quelle che oggi categoricamente si chiedono per coloro che …“stanno aspettando un responso della commissione”!

Diciamo, comunque, che con l’arrivo dei migranti o immigrati “c’è di bello”, per assurdo ma non è poco, che in Italia abbiamo ‘scoperto’ da vicino la povertà, i bisogni vari e molteplici della gente nostra …indigena o stanziale, l’indigenza dei senza reddito e senza casa, la precarietà della vita di una massa di connazionali disoccupati o comunque privi di lavoro e un reddito per il sostentamento. Uomini e donne, famiglie non meno, alle pezze e letteralmente messe per strada, che prima non consideravamo e di cui, cosa più grave, fatta eccezione delle Caritas cristiane, parrocchiali e diocesane, nessuna istituzione pubblica si preoccupava più di tanto, o piuttosto per nulla. Italiani, in sostanza e senza ombra di dubbio: “profughi della vita” in patria, per i quali il nostro stato si è sempre preoccupato soltanto in termini di “carità”, di sussidio e sostegno pietoso, mai come male, umano, civile e sociale, da sanare ed eliminare.

un tozzo di pane non basta

C’è di bello, se così possiamo dire, che a ‘preoccuparsi’ “anche degli italiani” (!) ci sia, alla maniera di altre numerose cooperative dai nomi più vari e fantasiosi ma tutte regolarmente accreditate alla spartizione dei fondi stanziati, anche il fondatore e un dirigente della sopra detta Associazione, due africani della Repubblica del Mali, in Italia con “permesso di soggiorno umanitario”!
Ammirevole, provvidenziale…, o cos’altro c’è da pensare?

GFP