Ariàm’arrhète a Lu Uašte. Torniamo indietro

PENNA SEVEL

La primavera vastese ha fatto la fine di tutte le altre primavere viste negli ultimi anni, da quelle arabe a quella di Renzi. I negozi chiusi, le attività economiche in crisi, la città in abbandono, le strade dissestate, il degrado del centro storico, i numeri in crescita dei disoccupati, l’ospedale che non funziona, il comune che serve solo a pigliar soldi testimoniano del fallimento di questa primavera rivelatasi un inverno infinito ed una stagione senza alternanza. L’ultimo dato rivelatore di questa tragica realtà in costante evoluzione la fornisce la notizia del trasferimento ad Ortona dell’imbarco dei furgoni della Sevel.  Se quanto ci dicono risponde al vero, il porto di Vasto avrebbe quindi subito l’ennesima rapina a tutto vantaggio di quello di Ortona pur avendo caratteristiche migliori di quest’ultimo, a cominciare dai fondali, con conseguenze dannosissime per le attività che gravitano intorno al bacino. Del resto anche quanto s’è appreso di recente circa la scelta di Ortona come scalo d’attracco per la nave della società americana Grand Cicle Cruise Line dimostra quanto del nostro porto non freghi proprio niente a nessuno a Roma, in Regione ma soprattutto in Comune ed al sindaco in primo luogo, visto il disinteresse che mostra di fronte a quanto accade. La Città sta tornando indietro, ma la colpa è anzitutto – duole dirlo – di chi la rappresenta.