L’Europa in trincea

Roma blindata

Vedere le delegazioni di 27 Paesi che evitano la folla festante per un trattato che ha impedito solo la guerra guerreggiata e non quella economica, dà l’esatta misura di quanto sia poco sentita un’Europa siffatta. Si sono scatenati gli europeisti senza se e senza ma, si sprecano le accuse di populismo e di razzismo per chi non vede l’Europa allo stesso modo, si organizzano cortei e contro cortei tutti in assenza dei primi attori, i rappresentanti europei. Si celebra oggi il sessantesimo della firma di Roma ma l’entusiasmo che accompagnò quel giorno, unici dissidenti i comunisti dell’ancora in vita PCI, sembra essere svanito nel nulla con la clamorosa inversione dei resti di quel partito le cui riserve, in qualche caso, si sarebbero rivelate corrette! Oggi si dà del “populista” con la stessa incosciente ed incoerente semplicità con cui si dà del “fascista” a chiunque la pensi diversamente dal pensiero unico di gente prima portata all’ammasso intellettuale ed oggi recatavisi spontaneamente proprio per non essere fuori dal gregge di pecoroni europeisti senza se e senza ma (frase tipica dell’integrato in uniforme mentale). Purtroppo questi europeisti a prescindere, questi immigrazionisti a prescindere, questi, in una parola, buonisti di professione non si rendono conto che non si è contro l’Europa a prescindere ma contro questa evoluzione d’Europa che ha privilegiato le nazioni che stavano meglio elevando il loro livello di agiatezza ed hanno affossato ancor più quei Paesi che, per incapacità, per corruzione, per mancanza di risorse, per tanti motivi avevano già problemi. La rigidità del sistema Europa, di questa Europa, non è compatibile con molti dei suoi membri, senza parlare del sistema fiscale che vede sostanziali diversità: in pratica l’errore di fondo è stato quello di credere che alla unione monetaria, l’euro, seguisse automaticamente quella politica soprattutto perché i cambi dalle monete nazionali a quella unica sono stati fatti con varie penalizzazioni a tutto vantaggio della Germania. Tutto il resto, circa le presunte ed idiote accuse di antieuropeismo sono solo funzionali a mantenere le cose nello stato in cui sono: penalizzazione di alcuni Paesi da una parte e accentuazione dei privilegi per altri Paesi dall’altra. Ed il risultato è una celebrazione blindata e lontana dal popolo, in nome del quale si “governa”, nel chiuso di saloni sfarzosi, con la polizia a proteggere i governanti da quello stesso popolo che dovrebbe essere ben lieto dei risultati raggiunti ma che, evidentemente, ha qualcosa da recriminare: qualcosa di cui non sembra che Juncker  e soci vogliano tener conto.

Elio Bitritto

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