Una forsizia la scrittura e altri amori, di G. F. Pollutri

Primavera (forsizia) 2017 copia

Se primavera è ancora mia

Conservo vocaboli d’inchiostro, linee di grafia uguale
Carte gialle, copertine nere e polvere nell’ombra
Trattengono un passato, vita verde scolorita

Un solco d’aratro duole
nel tempo che mi resta.

Issate vele vanno, senza un vascello e né futuro
Lo scafo ha nel fasciame calatafate assi nere
Le paranze in mare erano così sicure

Le corde delle tirate di ieri
hanno il nome di gente morta.

Fluttuano aquiloni nella memoria lieve e sorda
In spiaggia rami e alghe, detriti del domani
Quando l’ora tace dimentichi le ferite

La sera giunge sommessa, adagio,
la notte ci sorprende inermi e nudi.

La terra prende luce, primavera giunge ancora
Innumeri boccioli pregni di linfa nascono
La forsizia allevo per farla verdeggiare

Ha sviluppato gialli fiori,
per il sole caldo catturare.
Ha raggrumato sui rami il sole,
per dirmi di ancor sperare.

Gettai nei solchi i semi per donarle frutti d’oro
Raccolto conchiglie a riva per dirle che l’amavo
Era lei una parola, un nome, un lontano viso

Scuri gli occhi, raccolta ciocca,
farfalle lievi le sue mani.

Fu l’ora che presi penna, di parole composi un nido
Segni tracciavo in spiaggia per dirle dove cercarmi
Sull’onda della memoria la vela è già lontana

Un orizzonte riscopro in mare,
quando luce chiara albeggia di Dio.

Fra i rami della scrittura con quel nome trovo pace
Se germoglia e batte il cuore la fine resta lontana
La parola è scura e netta, custode del passato.

Segni e solchi ha la mia carne,
guardo all’est per restare vivo.
Per restare vivo tra gli umani
bevo un sorso d’un buon vino.

Giuseppe F. Pollutri, Vasto alla Marina 2017

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Lirica e ode alla Primavera come età e stagione. Canto dove la parola è di carne, dove le ‘tirate’ sono corde della memoria e dove ogni corda evoca un nome di persone scomparse.
Nel mare chiuso della memoria la parola diviene ‘custode’ del passato, ma anche segno del presente, un presente vivo e palpitante come il giallo strepitoso della forsizia che torna a fiorire in primavera, prima il fiore poi le foglie sui rami flessuosi e robusti . Strepitoso fremito di vita che ancora spera e grida la sua luce. Una perenne volontà di solcare il terreno dove la penna si fa aratro e i segni, e i solchi si fanno semi, ‘vocaboli d’inchiostro’ che scrivono d’ amore. Le parole sono semi d’oro e segni graffiati che lasciano tracce e rivelano il luogo dove cercarsi, un luogo vicino e lontano nello stesso tempo, passato e presente “sull’onda della memoria” ma anche percorribile, spazio fisico. “Segni e solchi” restano sulla carne, indelebili come la memoria che issa le vele e le alza sullo scafo, che imbarca senza vascello, memoria nuda e vestita di ricordi, di “carte gialle”, “nere copertine” e “linee di grafia uguale”.
Cose e parole, parole e cose. Tutto si raccoglie in un mondo concavo dove ancora si posa il sole e fa germogliare ‘grumi di luce sui rami’, ‘frutti d’oro’. Nei versi le parole tracciano contorni netti, figure metaforiche dove la terra, il mare e il sole si intrecciano. Su tutto predomina la scrittura, la parola tracciata, il segno che si fa suono e poi carne e poi di nuovo segno per trasbordare da uno scafo all’onda perpetua della memoria fino alla volontà di una linfa che vuole scorrere e vivere ancora. Un’onda dove allitterazioni e assonanze riconducono il suono cadenzato della poesia, di un nome, di un volto.
                                                                                                                                                        Marianna Scibetta

Félicitations, mon ami, pour la dernière composition poétique que j’ai lue de toi. Une méditation profonde aves des images vives sur la vie de jeunesse, sur  l’amour, sur ta ville natale, sur le temps qui passe, pendant que  le printemps arrive  et ses couleurs et fleurs nous éblouissent. (…)
Je vous envoie mes salutations de Montréal où le printemps tarde à venir et je vous dis, au revoir en Italie.                                                                                                                                              Filippo Salvatore