Sogni in libertà. Vast-out, 2099-Cronache dalla 2^ Repubblica Vastese –

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Anno 2099, dopo 300 anni dalla nascita della prima Repubblica Vastese, la Città del Vasto grazie ad un referendum secessionista vinto con il 65% dei voti, dichiara la sua indipendenza dall’Italia  e di conseguenza la sua uscita dall’Unione Europea. Dunque la cittadina adriatica torna Repubblica sovrana come nella breve parentesi del 1799, Palazzo D’Avalos è sede del governo nazionale da dove il parlamento vastese detta le linee economiche e  stringe alleanze internazionali. Da alcuni mesi un po’ tutti i media mondiali si affannano a paragonare la nuova repubblica adriatica al ben più noto Principato di Monaco. D’altronde le linee guida economiche che prevedono uno speciale partenariato strategico con Mosca danno già i primi frutti: decine di migliaia di turisti russi si accalcano nelle spiagge e nelle strade del centro vastese, attirati non solo dal bel clima e dallo strepitoso paesaggio ma anche dal nuovissimo grattacielo-casinò, fatto costruire sul vecchio tracciato ferroviario che un tempo veniva definito “area di risulta”.

D’altronde il casinò “Terme Romane” è solo una delle tante infrastrutture turistiche, perché se la Riserva di Punta Aderci rimane un’area naturale, tutta Vasto Marina conosce finalmente uno sviluppo urbanistico ragionato e verticale, grattacieli di vetro ed acciaio rispecchiano il golfo sulle loro finestre color acqua marina mentre piccoli battelli si allontanano per far godere ai turisti lo skyline vastese dal mare. A sua volta l’aeroporto dell’Incoronata, costruito in pochissimi mesi da una ditta cinese, contribuisce a far conoscere la Repubblica del golfo a turisti e curiosi di tutto il mondo, molti dei quali richiamati dal particolare sistema fiscale che la fa rientrare nel novero dei cosiddetti paradisi fiscali, anche per questo la cittadinanza vastese è ambitissima e non a caso personaggi illustri e ricchi industriali italiani chiedono ed ottengono la residenza nella Repubblica in riva all’adriatico.

Il rinascimento vastese è sottolineato anche dalla vivacità culturale che si respira ovunque, in questo senso il landmark indiscusso è la Histonium Opera House che sul modello della Sidney Opera House domina il golfo di Vasto. Intanto i vastesi sembrano godersi finalmente questo periodo di prosperità dopo quello che i cronisti locali chiamano il “secolo buio e rosso”: quasi cent’anni di pessima gestione pubblica in cui le sinistre amministrazioni che si susseguivano relegarono la città in un medioevo dell’anima dove la vastesità e le identità cittadine venivano soppresse a colpi di multiculturalismo e orde di “migranti” mentre la città svuotata dei suoi giovani versava in condizioni pietose. Rimangono di quel periodo alcune ironiche rime che qualche vastese con timide velleità poetiche andava scrivendo:                                               “Toccato il fòndo c’è chi ancora scava,/ dapprima Gìssi e dopo Cupello                                                                                                                                                                                                                                        sempre più ffòrte è il peso che t’aggrava / ahi Vasto nòstra di dolore ostello!”.

Guido Santulli