Candide ipocrisie

terrorismo islamico

Khalid Massood aveva 52 anni, nato nel Kent da famiglia di origine pakistana, viveva a Birmingham con moglie e figli: è dunque cittadino britannico, inglese a tutti gli effetti, in pratica una famiglia di immigrati da due o tre generazioni. A proposito è il terrorista islamico che ha causato la morte di cinque persone a Londra mercoledì scorso e, come al solito ha suscitato l’indignazione di tutto il mondo: tra le dichiarazioni spicca quella del sindaco di Londra, il primo musulmano, ed anche lui di origini pakistane che ha tenuto subito a precisare la sua vocazione per la multiculturalità “le vittime erano persone che venivano da ogni angolo del pianeta … Londra è una grande città, piena di persone fantastiche di tutte le estrazioni. Questi  [sono]  individui cattivi che cercano di distruggere il nostro modo di vivere condiviso, non vinceranno”. A questa dichiarazione voglio aggiunger quella di un alto prelato, italiano di nascita, cattolico, quindi una sorta di conferma ad adiuvandum del concetto di multiculturalità e accoglienza, “I delinquenti mostrano di non avere voglia di venire qui con i barconi: ci vengano risparmiate le reazioni volutamente intrise di insopportabile sciacallaggio”. Due dichiarazioni che sono abbastanza condivisibili, tipo le condoglianze, ma che contengono i germi, altrettanto insopportabili, di una ipocrisia vergognosa. Il primo, per una sorta di riflesso condizionato, parla di delinquenti ma evita accuratamente di denunciare che Khalid era più che un delinquente, era un terrorista, di matrice islamica: il secondo insiste sulla definizione di “delinquenza” tralasciando accuratamente di parlare di Islam: non solo, insiste, Galantino, stigmatizzando, più che l’azione terroristica, le “reazioni volutamente intrise di insopportabile sciacallaggio”. Io non so chi sia più sciacallo tra i due personaggi e chi denuncia la radice islamica di tutti gli attentati che da quasi venti anni si ripetono nel mondo intero. Figuriamoci, questi si odiano e si uccidono tra loro (Sunniti e Sciiti) in nome di Allah, e riducono a semplice delinquenza l’odio che hanno verso i cristiani, o, in senso offensivo, i crociati. A questo punto non posso fare a meno di ricordare la demenziale proposta della concessione della cittadinanza italiana proposta dal PD e, soprattutto, dalla “Congogena”  Cecile Kyenge: questi non hanno capito o non vogliono capire che non è il pezzo di carta a fare di una persona un cittadino e non è, evidentemente, l’essere di prima, seconda o terza generazione (vedi Londra) a consentire questo privilegio, ma è accettare le regole, gli usi, le leggi dello stato di cui si chiede la cittadinanza a fare di un immigrato un cittadino italiano: questo con i musulmani non potrà mai avvenire se continueranno a subordinare le leggi dello stato in cui vivono alla Sharia.

Elio Bitritto