Gli avventurosi uomini di “Jipcho”. Direzione Pacifico e oltre

«Ciascuno di noi ha l’obbligo di uscire dal proprio metro quadrato»
(Alex Bellini, navigatore solitario italiano)

Panama_Linton-bay Jipco, la barca a vela di costruzione neozelandese (uno Jim Young 43 di mt 12,5) che si appresta a fare ancora una traversata oceanica, questa volta nel Pacifico, compiuti tutti i controlli tecnici e le formalità amministrative necessarie, prenderà il via oggi, 20 marzo, nel pomeriggio ora locale.

Per giungere sull’altra sponda oceanica, partendo da Colòn (città che prende il nome da Cristoforo Colombo) dovrà percorrere i 75 km del Canale di Panama. “Trascorreremo una notte nel lago Gatun dopo il passaggio nelle chiuse dal lato atlantico, e dopo aver superato nel giorno successivo le altre tre chiuse, saremo sulla costa pacifica”, ci fa sapere il nostro primo ‘corrispondente’ Angelo D’Ugo, equipaggio di navigazione dell’armatore  e capitano dell’imbarcazione, l’israelo-statunitense David Dubi Warshawsky. chiuse a Panama

Aspettando che ci sia l’ideale “start” da Panama City alla non facile quanto coinvolgente avventura nautica e velica nell’Oceano Pacifico, dopo aver descritto nel precedente articolo l’imbarcazione, trovo utile fornire ai lettori interessati alla vicenda qualche notizia anche su i due protagonisti.

Angelo D’Ugo

Ad Angelo ho chiesto di tracciare lui stesso un breve profilo di sé, partendo col dare risposta alla domanda di molti: – Come sei passato dalla professione medica alla barca, alla vela? Quali ancora i tuoi obiettivi?
La sua risposta è stata la seguente:
Sono uno skipper, un marinaio, un comandante… (usate la parola che preferite), ma prima di tutto mi sento un viaggiatore. La mia barca è la mia casa, è il mezzo che preferisco per girare il mondo: lentamente, osservando la natura, aspettando e nel caso sostenendo il vento. Andare per mare è stato un mio hobby e una passione tenuta in serbo fin da ragazzo. Si è poi mutato in un sogno possibile e, gradualmente, in un progetto che si è via, via realizzato.

A-D'Ugo-in-porto-w Angelo a PanamaHo sempre amato il mare, ma per lungo tempo ho ritenuto la barca a vela un oggetto per ricchi pensionati. Devo ringraziare due persone in particolare e in primis Antonio Sputore che mi ha dato modo di esperimentarmi in una prima regata, la San Benedetto-Pomo. A seguire Michele Cassano, il mio primo maestro vero, con il quale ho trascorso circa un anno sulla sua, ormai nota “My Way 60”.
Non mi pongo particolari obiettivi. Sono orgoglioso di essere stato e rimango comunque un medico. Di certo non avrei mai immaginato di fare una traversata atlantica. Dopo la prima del 2012, ne ho portato a termine un’altra nel 2014, partendo da Civitanova e giungendo a Panama (Isole San Blas, un vero paradiso terrestre, terre ancora incontaminate). Nel 2016 ho attraversato di nuovo l’Atlantico, ma questa volta da ovest verso est: da Portorico (USA) fino a Lisbona, in Portogallo. Traversata questa molto più dura e impegnativa con forte vento sempre di bolina (di fronte) e non più agevolmente di poppa, con temperature più rigide e spesso con pioggia, considerata la più nordica latitudine di navigazione (…).
Ho vissuto fin ora in un sogno e continuo, sostenuto e incoraggiato dalla mia fedelissima e amatissima moglie Angela. Mi accingo nei prossimi giorni ad attraversare il canale di Panama, che già di per sé è una grandissima esperienza, e poi sarò tra mare e cielo, nel Pacifico …  Un sogno meraviglioso che continua”.

David Dubi Warshawsky

“Sono nato in Israele, il 30 marzo del 1955. Racconta mia madre che all’età di soli due anni, appena in grado di camminare, ho lasciato casa da solo seguendo il cane del vicino per poi vagare tranquillo lungo la vicina spiaggia del mar Mediterraneo. Mi trovarono dopo alcune ore più tardi. Ho sempre ‘viaggiato’ da allora.
I miei genitori si sono trasferiti negli Stati Uniti quando avevo tre anni. Mio zio aveva una piccola barca da pesca, e fu questa la mia introduzione al mare. Al termine degli studi universitari, con un diploma di  laurea in pianificazione ambientale, a ventitré anni, mi sono arruolato volontario nei “Peace Corps” degli Stati Uniti. Fu allora che, consulente nella Riserva della Barriera corallina delle Filippine, ho avuto la mia prima esperienza d’immersione subacquea.
Tornato negli Stati Uniti nel 1980, ho lavorato per molti anni alla raccolta fondi per Organizzazioni di Azione Ambientale. Deluso dai politici e frustrato da un lavoro che non portava a risultati, … sono scappato nuovamente e sottoponendomi a lavori vari (giardiniere e paesaggista, barman e chef nei ristoranti) ho raggranellato il denaro sufficiente per lasciare gli USA e viaggiare, secondo mio desiderio, in tutto il mondo. Sono tornato nelle Filippine, ho esplorato successivamente Thailandia e Indonesia, India, Birmania e Malesia, poi ancora Australia, Perù, Bolivia, Ecuador, Nepal … e altri luoghi ancora, belli e interessanti. In tale girovagare, per sostenermi e non meno per vivere in maniera naturale e con soddisfazione , ho fatto l’istruttore subacqueo.

David D.W. 10989314_10155555358965370_3191222334003788371_nFu in Thailandia, nel 1994, che ho avuto le mie prime esperienze su imbarcazioni a vela. Immediata nacque in me la voglia per un’altra possibile sfida: diventare “un capitano” di mare. Fu così che nel 1999 ho conseguito il mio attestato di “US Coast Guard” (Guarda Costiera degli Stati Uniti). A quel punto, con amici israeliani, mettendo insieme passioni e risorse, abbiamo costituito su una società di Noleggio Barche a vela con guida nelle Seychelles. Non ancora soddisfatto, lasciata tale Società, per diversi anni ho navigato da Capitano su una bella goletta “Topsail” tradizionale (Silhouette Cruises). Ad un certo punto ho detto basta anche questa attività e mi sono portato in New Zealand con l’obiettivo sempre desiderato di acquistare una “mia” barca a vela. Fu lì che, nel 2003, … ho visto “Jipcho”. Me ne sono subito innamorato, l’ho comprata e ne ho fatto … il mio tesoro e la mia miniera. Da quel momento ho vissuto e navigato sempre con lei. Lasciata la Nuova Zelanda, per alcuni anni ho issato la vela, governato lo scafo col timone e diretto la prua tra le varie isole del Sud Pacifico. Nel 2006 mi sono portato nell’Oceano Indiano e poi alle Seychelles. Nel 2008 ho dimorato in Madagascar e nel 2010 in Sud Africa. Per un periodo soltanto (2010-2014), Jipcho è rimasta forzosamente inoperosa all’attracco. Giacché, investito in strada da un’auto negli Stati Uniti, per le molteplici fratture riportate, ho trascorso tre anni e più tra ospedali e terapie di riabilitazione”. Poi, …di nuovo in mare, tra le onde, il cielo e il sartiame, con pochi o tanti nodi di vento, talora a favore e tal altra contro, di bolina, come la vita insegna, pur sempre utile all’andare”.
“Adesso puoi capire quel che sono e perché lo sono”. (D.D.W.)

Dubi&JipcoCosì termina (qui sintetizzata) l’avventurosa e complicata storia fornitami dal nostro skipper comandante. Per completezza mi pare bene aggiungere che David (riferitomi da A. D’Ugo) “nel 2014 torna alla sua barca e dopo un anno di completo refitting (restauro), riporta Jipcho in mare per raggiungere e oltrepassare il Capo di Buona Speranza (Sudafrica). Da lì, di nuovo in Atlantico, con altri compagni di navigazione, raggiunge il Brasile nel 2015. Lungo il 2016 naviga nel mare dei Caraibi, fra le Barbados, Antigua, Cuba, Honduras, Martinica, Curacao e altre isole dell’America equatoriale.
Con la ormai prossima traversata nel Pacifico, il Capitano Dubi, (sorta di personaggio dai … mille mari e mille approdi, paragonabile al mitico “Corto Maltese” del fumettista H. Pratt) conta di riportare Jipcho “a casa”. Completa così, sia pure a tappe e girovagando per ogni dove, peggio e più in largo di Odisseo, il suo giro del mondo.
“Con lui
– annota D’Ugo, nel fornirmi le notizie riportate – io mi onoro di respirare, non temo di dirlo, … l’aria dei grandi uomini”. Warshawsky, per parte sua, ha aggiunto alla sopra riportata nota: – Mi aspetto di festeggiare il mio compleanno durante il viaggio attraverso il Pacifico!
Naturalmente, per tale ricorrenza, sin da ora, da parte mia e dei lettori, vada a lui un fervido augurio per gli anni. Con esso e non meno, l’auspicio di un “buon vento” di poppa, a Jipcho, ai suoi governanti in mare, David e Angelo.

Giuseppe F. Pollutri


I miei precedenti articoli sulla navigazione oceanica intrapresa:
http://quiquotidiano.it/2017/02/14/
http://quiquotidiano.it/2017/03/09/